DESIDERI INFRANTI (PARTE IV)

IM0009652

Federico Franti (Ritratto di D.C. Guasconi, 1985 circa)

Quarta puntata di Desideri Infranti, la saga di Federico Franti raccontata da Pierluca D’Antuono: cosa è successo ai Fiacchi Franti dopo il quasi scioglimento del 1985? La parola a Roberta Cataldo.


STORIA DI UN FIACCO SCHERMIDORE
di Roberta Cataldo (1999)

(…) Nel 1985 Firenze è il centro della discografia italiana. I tanti gruppi nati nei primi anni Ottanta portano con le loro opere prime una ventata di freschezza e originalità che rivoluziona l’underground musicale nazionale, definitivamente smarcato dall’ossessiva sudditanza nei confronti delle esperienze anglosassoni e americane. In questo contesto che include soggetti simili ma diversi tra di loro, i Fiacchi Franti ricoprono un ruolo marginale, e a quella data cruciale ci arrivano dopo una lunga trafila che pare aver terminato la spinta propulsiva che il gruppo dagli esordi aveva sfruttato in maniera ingenua e talvolta distruttiva. La band sembra fuori da quel contesto cittadino a causa della peculiare figura che incarna l’anima del gruppo: Federico Franti. Il cantante sente bruciante l’esigenza di autoescludersi da quel secondo piccolo rinascimento che attraversa il capoluogo toscano, fiero della sua unicità che talvolta manifesta con tracotanza. Di fatto, la band non tesse alcun rapporto artistico o semplicemente di amicizia con gli altri gruppi della città. Per ragioni anagrafiche – nascono prima degli altri – Federico non crede di appartenere alla nuova onda che si forma, sicuro di aver gettato le fondamenta di quella scuola di epigoni che non sembra intenzionata a riconoscerlo come capostipite. Non stupisce allora una certa ostilità diffusa nei suoi confronti, quella che lui stesso diffonde, né le tante occasioni perse e gli errori promozionali in cui il nostro incappa, dal suo punto di vista espressioni orgogliose di una coerenza e una tenacia senza dubbio ammirevoli. (…)

Il 27 dicembre 1984 i Fiacchi Franti suonano allo Stein di Firenze. È l’ultima data del fortunato tour che li vede in giro per l’Italia a promuovere Grigio 29, l’album uscito un anno e mezzo prima. Il locale puzza di gente – tanta – e odora di ottimo fumo e il concerto è uno dei migliori che a memoria si ricordano del gruppo. Il trio sul palco suona con trasporto e intensità per quasi due ore di fila, eppure al suo interno le tensioni sono ormai ingestibili: Federico accusa il produttore Davide Brolli di non occuparsi a sufficienza del gruppo e vuole lasciare la sua Sounds Good, ma Gianni Angiolieri non è d’accordo. Il braccio di ferro tra i due si conclude nel febbraio del 1985, quando il bassista lascia la band. Federico non fa nulla per trattenerlo, e progetta un nuovo album autoprodotto per l’anno in corso. I piani del chitarrista vengono stravolti un mese più tardi a causa della seconda overdose cui è vittima, che comportano tra l’altro la defezione del batterista Leonardo Passarella. (…)

In estate, devastato, lascia Firenze, stanco della città e del clamore che comincia a montare attorno alle altre band fiorentine. Si trasferisce a Bologna, dove spera di poter combattere i fantasmi che lo assillano e resuscitare ancora una volta la sua creatura musicale. Qui scopre una realtà culturale viva e conosce alcune figure essenziali per il proseguimento della sua avventura artistica.

Andrea Parisi, fondatore della Officina Rumorosa, etichetta molto attiva in città che fino ad allora ha prodotto soltanto gruppi punk bolognesi, è incuriosito dal musicista toscano, col quale instaura da subito un intenso rapporto di amicizia, funzionale alla futura collaborazione professionale. Parisi ascolta per la prima volta i vecchi dischi della band e i brani che Federico ha già scritto per il nuovo album. Entusiasta, offre di produrgli un LP solista, senza il marchio dei Fiacchi. Si dice che il cantante abbia declinato la proposta con un perentorio «IO sono Fiacchi Franti».
Il 30 novembre 1985, durante un concerto degli Huppert, Federico conosce Antonio Leonardi e Lorenzo Rovati, batterista e bassista dei Josip Broz, che parteciperanno alle registrazioni di Armi Bianche.

Il disco esce il 12 giugno 1986 in 3000 copie. Nella bella copertina, il chitarrista vestito da schermidore punta il fioretto verso l’obiettivo, immortalato nel momento della stoccata. Il titolo è ambiguo per quanto sarcastico: le armi della scherma, armi che feriscono di taglio o di punta, forse quelle spade che già per due volte hanno offeso Federico. Le nove tracce dell’album non hanno riferimenti espliciti alle ultime peripezie del cantante, il disco evoca un’atmosfera pacata che sembra accantonare gli incubi neri del recente passato, non certo risolti ma ridimensionati, dalle liriche emerge un’ironia – Maionese, Via Varacca, Firenze fa bene – impensabile in passato, sebbene oscure presenze emergano puntualmente (zERO e Asfalto). Musicalmente Armi Bianche è una tappa fondamentale per il gruppo che, rinnovato non solo nella formazione, supera certi schematismi dark per un rock raffinato che in alcuni episodi sa tingersi di nero – Ombre, Requie, Disteso – quasi a nostalgiare quella cupezza che Federico sente intrinseca a sé. Il singolo che precede l’album, La canzone di un fiacco schermidore, sintetizza in tre minuti e zeronove secondi il nuovo corso che Franti cerca di intraprendere: apre la chitarra con una sequenza di accordi diminuiti di settima che si susseguono rapidamente, poi un canto molto sporco (Io che mi sembro un eterno domani di rimandi/e andrà meglio dopo la notte/tiro di scherma ma/imbroglio il fioretto) prepara l’attacco del rullante e l’entrata del basso, che continuo segue in sostanza la chitarra, risuonando magnificamente grazie all’ottimo tocco di Rovati. Nella b-side del 45 giri si consuma l’ennesimo omaggio a Bac ‘Mad’ Vincent, con la cover di The Lost Sheep Run Away Scared, in una versione molto intima, solo voce e chitarra.

Nonostante l’innegabile apporto dei due musicisti bolognesi (grazie a Leonardi i Fiacchi scoprono i piatti e soprattutto il rullante, che essenziale colorerà le tracce da ornare e saprà infiammare i brani più tirati), Armi Bianche è in tutto e per tutto un disco di Federico, che si racconta facendosi carico dell’intero processo creativo dell’album, per l’ottimo ritorno della band che da questo momento diverrà essenzialmente un progetto solista del cantautore toscano. L’ellepì delude alcuni dei vecchi (e pochi) fans del gruppo, legati in particolare alla stagione di Grigio 29, ma apparentemente contribuisce a diffondere il “culto fiacco” oltre i confini cittadini (…)

Il 20 settembre 1986 da Bologna parte Il Tour di Scherma, che si concluderà il 15 agosto 1987 con il ritorno a Firenze, dopo tre anni di assenza. Il gruppo intanto compie dieci anni, che Federico decide di festeggiare pubblicando Fiacchi Live, preziosa raccolta delle migliori esibizioni dal vivo della band, dagli esordi all’ultima data fiorentina. Dieci estratti da altrettanti concerti che testimoniano l’enorme valore musicale costantemente dimostrato dalle varie formazioni che si sono susseguite sui palchi. L’importante compilazione permette di ascoltare Il Ritorno di Bac Mad Vincent pessimamente registrata in un locale di Siena nel 1977, il tour di Grigio 29 con la storica data francese di Marsiglia del 16 novembre 1984, i brani di Armi Bianche suonati a Roma e a Milano e la voce di Federico conservarsi immutata nel tempo.

Il cantante si gode Bologna lasciandosi contagiare dalla vivacità artistica, non solo musicale, del capoluogo emiliano. Durante una proiezione in un piccolo cineclub, conosce Josif Michail Vardiashvili, astro nascente della cinematografia sovietica, regista sperimentale che con i suoi lavori conquista il chitarrista, ammaliato da quello stile fortemente espressivo. Tra i due nasce una sincera amicizia mentre il giovane esiliato politico prepara il suo primo lungometraggio, Euridice ‘80, un adattamento del mito di Orfeo e Euridice ambientato nella Bologna degli anni Ottanta: i due innamorati sono eroinomani alle prese con gli inferi della dipendenza e i violenti fantasmi di sadici pusher napoletani. Federico, toccato dal soggetto, si propone per la colonna sonora, Vardiashvili ha invece in mente di inventarlo attore, e gli offre il ruolo di Orfeo. Franti non interessato rifiuta categoricamente, accettando una volta conosciuta Marion Sylvie Irissani, l’Euridice scelta dal regista. Tra il chitarrista fiorentino e la splendida attrice francese venticinquenne di stanza a Bologna è subito amore.
Le riprese finiscono nel marzo del 1988. Rigoroso nella sua drammaticità, altamente poetico, il film è proiettato per la prima volta il 18 giugno nel cineclub dove i due artisti si conobbero. Dopo una settimana, non capito, viene tolto dalla programmazione e non troverà ulteriore distribuzione.

(…) I due attori non accusano il colpo, presi come sono dalla loro storia, né Federico dimentica i Fiacchi Franti. Grazie ad Andrea Parisi, il chitarrista è nelle condizioni di poter pubblicare un nuovo disco, che esce romanticamente il 7 dicembre 1988, nel giorno del compleanno di Marion. Anticipato dall’omonimo singolo, Io e Silvia, quinto album del gruppo, il quarto in studio, il terzo per l’Officina Rumorosa, il secondo con Leonardi e Rovati, chiaro omaggio alla musa Irissani, lodevole nelle intenzioni, è il primo disco che delude le aspettative e, a sorpresa, sarà l’ultimo episodio della discografia dei Fiacchi Franti. La fretta con cui il 33 giri viene concepito si sente in ognuna delle otto tracce che lo compongono. Il nuovo Federico pacificato non sembra ispirato lontano dai tormenti del passato. Pochi i momenti degni del repertorio abituale, dio non sa chi siamo noi e Nei tuoi pressi sono forse i brani più gradevoli del lavoro, nel complesso piuttosto debole, infarcito di arrendevoli soluzioni pop. Un passo falso che comunque permette al trio di coltivare un indubbio affiatamento in crescita – in prospettiva futura inutile – e in particolare a Rovati e a Leonardi di dimostrare tutto il loro talento – come nella strumentale Ritratto di una donna parte II, nata da un’improvvisazione in studio.

L’lp vende pochissimo, soprattutto a causa della decisione del cantante di non promuoverlo dal vivo. Preso dalla sua nuova passione cinematografica, Franti prova a scrivere una sceneggiatura da offrire a Vardiashvili, che intanto gira a Scalea il suo secondo lungometraggio, la storia inventata di due fratelli, Caino e Abele Casazza, del loro rapporto conflittuale e della relazione particolare che intrattengono con la sorella Maria, interpretata da Sylvie Irissani. (…)
(…) Federico vorrebbe raccontarsi attraverso il filtro di una biografia romanzata di Bac ‘Mad’ Vincent. Il regista trova le figure dei due musicisti interessanti, ma (…) scettico di fronte alla prospettiva di un nuovo film con il musicista fiorentino, si riserva la decisione per la fine delle riprese di Fratelli – Una Storia Vera. Intanto Sylvie, lontana da Franti, subisce il fascino magnetico di Gaetano Bruzzi, l’attore calabrese che interpreta Abele. Durante le decine di ciak per la scena finale in cui Abele, dopo aver pestato a sangue, bruciato vivo e poi occultato nel frigorifero il cadavere fatto a pezzi di Caino, si unisce violentemente all’ignara Maria sul tavolo della cucina in un piano sequenza di diciassette minuti, tra i due attori scoppia la scintilla della passione. Sylvie lascia per telefono Federico, non torna a Bologna e si trasferisce a Lamezia Terme con Bruzzi, mentre Vardiashvili, entusiasta del materiale girato, torna in città con le idee chiare e rifiuta la sceneggiatura di Franti.

Che viene trovato la notte del 31 dicembre 1989 privo di sensi nella sua vecchia Panda grigia, in un parcheggio di Via Fioravanti. (…)

CONTINUA (le puntate precedenti sono qui)

Pierluca D’Antuono

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...