ROCK CRIMINAL #2: COLPIRE AL CUORE

p.1 VERDE 4

Verde 4, settembre 2012

Seconda puntata di Rock Criminal, la rubrica di Sergio Gilles Lacavalla. Stabbed in the heart: Jennifer Chiba ha conficcato o estratto il pugnale dal cuore di Steven Paul Smith, anche noto come Elliott Smith? Dal numero 4 del cartaceo (settembre 2012).

Quando ti ritrovi tra le mani un pugnale insanguinato, devi solo decidere se lo hai conficcato oppure estratto. Il resto viene da sé. Jennifer Chiba decise che lo aveva strappato via dal petto del suo amato Elliott Smith. Ed eccolo lì, il cuore del cantautore della depressione tranciato in due da un coltello da cucina. Un litigio furioso, lei che si chiude in bagno a lavare via la rabbia e poi «un urlo, più che altro un lamento straziante», dice Jennifer alla polizia. «Ho aperto la porta, era di schiena, si è girato… e aveva il coltello ancora nel torace. Gliel’ho tolto e si è accasciato a terra». Gli agenti del Los Angeles Police Department, chiamati dalla donna nella casa di Lemoyne Street a Echo Park, l’ascoltano parlare mentre il suo uomo muore al Medical Center della Los Angeles County University.

Steven Paul ‘Elliott’ Smith, di anni 34, è deceduto alle ore 1 e 36 del pomeriggio del 21 ottobre 2003 per due pugnalate al cuore autoinflitte”. Era depresso, diceva chi lo conosceva. I farmaci ritrovati nell’organismo lo dimostrerebbero. Non si drogava più, giura lei. L’autopsia lo conferma. Qualcuno raccontò che nel 1998 Elliott ci aveva già provato: si buttò giù da una rupe nel North Carolina, ma un albero lo salvò. Quante notti aveva passato, nei giorni newyorkesi, a camminare sui binari della metropolitana. Trascorreva intere nottate così, ricordò un suo amico che a volte gli faceva compagnia. Non parlavano. Fu soltanto un lamento, quello di cui riferì Jennifer. Consegnò agli inquirenti un foglietto su cui c’era scritto: Mi dispiace tanto amore – Elliott. Che Dio mi perdoni. Poi non parlò più neanche lei.

Mi dispiace tanto amore – Elliott. Che Dio mi perdoni.

Mi dispiace tanto amore – Elliott. Che Dio mi perdoni.

Parlò invece Mark Flanagan, gestore del Largo, un nightclub di Hollywood dove si esibiva Elliott. Frequentava brutta gente, disse. Tipi raccapriccianti e pericolosi che gli procuravano i farmaci. Tipi che potevano dargli una coltellata per il più futile dei motivi. E invece, a quanto pare, un banale litigio con la sua ragazza. Jennifer ormai l’aveva detto: la lama l’ho rimossa io. Col sangue uscì tutto il dolore dell’ex bambino violato dal patrigno e dell’amante infelice. «L’ho aiutato io a uscire dalla tossicodipendenza» disse lei. E ancora sosteneva di aver diritto a parte dei suoi guadagni, «avevamo stipulato un accordo orale». Lui parlava da solo per le strade di Echo Park. Lei diceva che da quando era uscito dalla clinica psichiatrica, Elliott stava bene. Lui aveva spesso segni di bruciature di sigarette sulla pelle. Ferite sulle mani e sul braccio destro furono rilevate sul cadavere: piccoli tagli, come se avesse cercato di difendersi. Il sangue macchiò i suoi abiti e il pavimento, mischiandosi alle gocce d’acqua che colavano dal corpo nudo di lei.
Fu in quel momento che si unirono come non mai.

Sergio Gilles Lacavalla

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