LA MIA PICCOLA KATIE

Verde 9 (febbraio 2013)

Verde 9, febbraio 2013 (In copertina: Cristiano Baricelli, Omaggio a Motosega)

Così scriveva di sé, nel febbraio 2013, ‘A Gatta Morta dei Poeti der Trullo (a proposito: sapete che è uscita la prima antologia del gruppo? Si intitola Metroromantici e la trovate qui): Sono nata e cresciuta a Roma, ho 30 anni e sono sempre stata attratta dal legame che scorre tra mente e corpo. Ho scritto in passato alcuni racconti erotici firmati con diversi pseudonimi e da due anni faccio parte del gruppo Poeti der Trullo. Per vivere faccio la sarta, spesso lavori ordinari, ma a volte mi occupo di abiti d’epoca. La mia scrittura indaga sul discorso amoroso e sul terreno dell’erotismo, esplorando quei piaceri della carne che nascono sempre prima nella mente.
La Mia Piccola Katie è stato pubblicato nel numero 9 del cartaceo di Verde (copertina e illustrazioni di Cristiano Baricelli, con Antonio Veneziani, Alda Teodorani, Pierluca D’Antuono, ‘A Gatta Morta, Simone Lucciola, Deny Everything Distro 2.0, Elena Bortolini, S.H. Palmer, Luca Carelli).

Dovreste vederla, la mia piccola Katie. Vi perdereste nei suoi grandi occhi scuri e vi ritrovereste innamorati di lei. Vorreste fosse vostra, solo vostra, se solo sentiste il suono della sua flebile voce. La trattereste anche voi come una regina.

Pensate, da quando vive con me non deve neanche lavorare. Non potevo sopportare che la fatica del lavoro contaminasse la sua incantevole bellezza e ancora meno che un lurido manager senza scrupoli le facesse da padrone. O peggio: le mettesse gli occhi addosso. Però non volevo neanche che la scomparsa improvvisa del suo stipendio danneggiasse l’altissimo livello di vita a cui ci eravamo giustamente abituati. Ho iniziato a lavorare di più, ecco cosa ho fatto. Ore e ore di straordinari per la mia piccola Katie. Ma questo è niente. Non tralascio nessun particolare quando si tratta della sua felicità. Da quando le ho permesso di lasciare il lavoro, non solo deve dedicarsi solamente a cucinare e tenere casa pulita, ma non deve neanche farlo da sola. Quando Katie cucina, ho pensato, cucina per noi due, e anche quando pulisce casa lo fa per noi due. Per questo ho chiesto a Katie di cucinare e pulire solo in mia compagnia. Ovviamente questo vuol dire che Katie inizia a cucinare solo quando io ritorno a casa e che devo aspettare molto tempo prima di poter mangiare, ma il piacere che provo nel condividere con lei i suoi piccoli lavori vince qualsiasi attesa. Se non fosse la mia piccola Katie, ma la vostra piccola Katie, anche voi vorreste starle sempre vicini. Essere sempre pronti a proteggerla. E se state pensando che io sia troppo premuroso è solo perché non è la vostra piccola Katie e quindi non potete capire.

Neanche la spesa deve fare, la mia piccola Katie. Anche a quella penso io. Il sabato pomeriggio. Compro i migliori prodotti esistenti sul mercato che, come potete immaginare, coincidono spesso con quelli più costosi. Qualità commestibile, la chiamo io. Non sono mica come quegli uomini che costringono le loro donne ad acquistare prodotti di bassa qualità, in qualche discount di periferia. No, la mia piccola Katie ha tutto quello che le serve per preparare una cena prelibata con estrema facilità. Lo faccio anche per me, è vero, perché dopo una giornata di lavoro non c’è niente di peggio che mangiare male, ma lo faccio soprattutto per lei, perché le donne, lo sapete, ci restano male quando sbagliano qualcosa in cucina e io voglio evitare che la mia piccola Katie si trovi in una condizione così umiliante.

Se devo essere sincero, è capitato che commettesse qualche errore. Una volta, per esempio, ha dimenticato di aggiungere il sale nell’acqua della pasta. Un’altra volta, invece, ha fatto bruciare le patate al forno. Ero molto stupito: avevo ridotto al minimo il margine di errore e Katie era riuscita comunque a sbagliare. Chiaramente in quelle occasioni non le ho mai nascosto il mio dispiacere: il nostro rapporto si basa sulla sincerità.

Katie non è il suo vero nome. Katie si chiamava Veronica, ma ho sempre trovato che Veronica fosse un nome volgare. Katie invece è perfetto. Non potete immaginare quanto le si addica.

p.8-9 VERDE 9

Non è davvero libero, in fondo, solo chi non deve lavorare? Non è forse libera la mia piccola Katie?

Dovreste vederla mentre si muove, la mia piccola Katie. Tutti i suoi movimenti sembrano avere unicamente lo scopo di servirmi. Di regalarmi felicità. Sa come farmi sentire un uomo, la mia piccola Katie. Non come molte donne che devono a tutti i costi gridare al mondo la loro emancipazione, cercando di emulare e dominare l’uomo, con il deprimente risultato che faticano il doppio di un uomo per ottenere la metà. Non sono forse ancora più schiave se costrette, tutti i giorni, a presentarsi in orario al lavoro e dimostrare di essere all’altezza del loro ruolo? Non è davvero libero, in fondo, solo chi non deve lavorare? Non è forse libera la mia piccola Katie?

Che seni, la mia piccola Katie. Dovreste vederli come si muovono delicati e leggeri sotto la sua maglietta un po’ lenta. E che pelle, la mia piccola Katie. Così bianca. Così nobile. Dovreste sfiorarla, quella pelle. Sentireste tutta la sua fragilità. La amereste, proprio come me, quella fragilità. Chiede la protezione di un uomo, quella fragilità.

Non ci credereste mai, ma prima di me la mia piccola Katie era fidanzata con un uomo che la portava sempre a qualche festa e poi si metteva a parlare con chiunque, lasciando Katie sola, in mezzo a degli sconosciuti, in balia delle loro tattiche di conquista, dei loro sporchi sguardi da seduttori di seconda mano. L’uomo che doveva proteggerla permetteva che altri uomini parlassero con lei e mettessero in pratica le loro strategie studiate allo specchio per portarsela via. Non a caso è proprio in una di quelle feste che Katie ha incontrato me e io ho incontrato lei. Credo sia stato il giorno più bello della sua vita.

Ma a forza di parlare non mi sono accorto che è ormai passata l’una. Dovete sapere che ogni notte, all’una in punto, porto la mia piccola Katie a fare una passeggiata al parco sotto casa. Perché così tardi? vi starete chiedendo. Perché così tardi non c’è nessuno e io e la mia piccola Katie abbiamo tutto il parco per noi. Mi rendo conto che come rito di piacere possa apparire alquanto rigido. Potevamo accordarci, io e la mia piccola Katie, su un orario più approssimativo, intorno all’una, dieci minuti prima, venti minuti dopo. Sono convinto però che nella vita sia importante avere delle abitudini. So che molti preferiscono chiamarle “regole”. E le abitudini non sono, forse, delle regole mansuete?

Inizialmente, lo ammetto, ero più elastico con l’orario. Ma mi è capitato più di una volta che, rivolgendomi a Katie per dirle di uscire, la scoprissi già addormentata. Per me, che considero questo momento il più bello della giornata e lo vivo a tutti gli effetti come un appuntamento romantico, fu un colpo durissimo. Da allora ho introdotto l’orario fisso. Il fatto che Katie non si sia più addormentata dovrebbe essere una dimostrazione più che sufficiente dell’efficacia del mio accorgimento. Infatti anche questa volta è sveglia, nonostante sia ormai l’una e un quarto. Non preoccuparti, mia piccola Katie, non ti farò aspettare ancora. Vado ad aprire la gabbia. Prendo il guinzaglio e lo aggancio al suo collare.
Andiamo, mia piccola Katie.

‘A Gatta Morta

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