DESIDERI INFRANTI (PARTE II)

Digital Camera

Federico Franti (ritratto di D.C. Guasconi, 1986 circa)

Un uomo è immobile davanti al lurido specchio del lurido bagno nella lurida stanza 29 della disgustosa Pensione Italia: è Federico Franti e a quanto pare è un musicista. Anzi, di più: è il leader dei Fiacchi Franti, “il gruppo più amato e celebrato dai musicisti e dagli addetti ai lavori, il meno noto e ascoltato dal grande pubblico.” Nella seconda puntata di Desideri Infranti cominciamo a scoprire qualcosa del passato di Federico: a raccontare è Pierluca D’Antuono (o forse Isabella Dovalli, non abbiamo capito bene).


IL RITORNO DI FEDERICO FRANTI
di Isabella Dovalli (2005)

Lungo ciuffo nero, viso emaciato, sguardo cupo e tenebroso: Federico Franti ha le caratteristiche fisiche del poeta maledetto. E la sua storia non è da meno. Il cantautore più significativo del rock italiano nasce a Firenze il 2 agosto del 1960 da Emidio Franti, tranquillo bottegaio del capoluogo toscano, e Dita Garo, insegnante di francese in una scuola media della città. Il giovane Federico abbozza presto i primi tentativi artistici: frequenta l’istituto d’arte e a quindici anni crea il suo primo gruppo musicale, gli Odio Battisti, mediocre band protopunk che vivrà pochi mesi, a cui però va riconosciuta una certa tendenza iconoclastica – evidente già dal nome – che sarà in seguito una delle cifre stilistiche della carriera del rocker toscano (leggenda vuole che Lucio Battisti fosse l’ascolto prediletto di Emidio Franti, e causa del primo dei tanti conflitti che caratterizzeranno il difficile rapporto tra padre e figlio).

In questi anni di famelici ascolti, Federico scopre quello che sarà per sempre il suo idolo non soltanto musicale: Bac ‘Mad’ Vincent, bluesman afroamericano maledetto, figura mitologica e punk ante litteram che con un solo disco inciso, Saint Bac Versus All You Pricks del 1948, litania blues elettrica dai toni drammatici che sfocia in un dissacrante e spettrale gospel, molto dark, entra nelle sue grazie. Mad Vincent vivrà velocemente e morirà giovane: a venticinque anni uccide un uomo dopo averlo trovato a letto con sua moglie Ginger Howard, prostituta sposata una settimana prima a Las Vegas. L’uomo assassinato altri non era che Julius Vincent, il padre di Bac. Condannato a morte – e all’oblio – da una giuria di bianchi, verrà impiccato nel 1954, quando il mondo conobbe Elvis.

Il 1976 è l’anno della svolta: il nostro ha l’occasione di passare l’intera estate a Londra, ospite di uno zio. Il fermento nella capitale è tangibile per il sedicenne toscano, che va in contro al nascente movimento punk inglese e a certe influenze musicali che risulteranno essenziali per la sua lunga carriera. Federico assiste ai primi concerti dei Dirty Dogs, dei Junkie Penguins, dei Fuck Alarm, il suo entusiasmo è alle stelle e tanta è la voglia di solcare quella strada che così lo eccita. In settembre torna a Firenze e in pochi mesi mette su i Frantumati, un trio di cui fanno parte Maurizio Schilinò al basso e Andrea Catinari alla batteria, entrambi compagni di scuola di Federico. I primi pezzi della band sono rumorosi esercizi di stile per nulla memorabili: Franti, da subito unico autore di testi e musiche, deve ancora metabolizzare l’esperienza londinese; eppure, con un repertorio non particolarmente ispirato, nei primi mesi del 1977 i tre cominciano a suonare dal vivo, nei locali e nelle cantine di Firenze e dintorni. È allora che il gruppo scopre la sua dimensione ideale, quella live: concerti burrascosi e intensissimi, esibizioni violente e impressionanti per i pochi che all’epoca videro all’opera quei tre ragazzi appena diciassettenni andare oltre un sound grezzo e ancora da affinare, forti di una presenza scenica e di un carisma unici. Federico si dimena e danza irruento con la sua chitarra lancinante, canta di un canto acido e profondo, si offre in un’inquietudine da artista consumato, mentre Catinari e Schilinò lo assecondano come meglio possono. Il gruppo ha sette pezzi per quaranta minuti di punk rumoroso e sporco quando a novembre, dopo aver cambiato nome in Fiacchi Franti – accentuando la tensione autoreferenziale del cantante – registrano la prima demo tape, Santo Federico, palese omaggio a ‘Mad’ Vincent, che verrà distribuita in sole cento copie. Il trio suona meglio dal vivo, la cassetta risente di un’evidente priorità accordata all’aspetto live della band, non risulta particolarmente originale, pur chiudendosi con la suite sonica Il Ritorno Di Bac Mad Vincent, undici minuti strumentali di puro noise che vanno oltre l’attitudine punk del gruppo, verso scenari che di lì a poco emergeranno in America e In Inghilterra.

Il demo piace poco e non lo ascolta nessuno. Federico prende atto della pochezza della prova, interrompe le sempre ottime esibizioni dal vivo, manda via Schilinò e Catinari, decide una pausa per ricercare il che fare, se non epocale per lo meno contingente, il modo di reinventare il gruppo senza farlo morire.

Un anno e mezzo in cerca dei musicisti giusti, finché nel gennaio del 1980 Gianni Angiolieri e Leonardo Passarella rispondono ad un annuncio affisso da Franti al Fun House, storico negozio di dischi punk della città toscana. Entrambi hanno assistito a un concerto dei vecchi Fiacchi, e hanno frequentato la stessa scuola nella piccola Firenze, che intanto vede nascere una miriade di nuovi gruppi che getteranno le basi di quel che sarà il cosiddetto Nuovo Rock Italiano. I tre prendono a suonare dal vivo già da marzo, la nuova formazione funziona, Federico ridimensiona il suo ruolo all’interno della band, supportato in particolare da Angiolieri, che risulterà essenziale nella scrittura del nuovo repertorio. In estate sono notati da Davide Brolli, ex musicista, fondatore di una piccola etichetta, la Sounds Good Records, che aprirà i battenti proprio con un 7 pollici del gruppo. Il 45 giri esce in mille copie il 31 ottobre, contiene sul lato A L’amore è un conto alla rovescia prima che tutto finisca, testo di Franti e musica di Angiolieri, e sul lato B Lunedì InFranti di Federico. Lo stile del gruppo è vicino alle atmosfere cupe e ossessive della new wave inglese, in particolare Lunedì InFranti, con il basso martellante di Angiolieri, la batteria oscura e profonda di Passarella – che suona solo due tom, timpano e grancassa – e la voce cavernosa di Franti, mentre la più facile L’amore è un conto alla rovescia diventa subito un classico della band, richiestissimo durante i concerti. Le liriche di Federico sono la peculiarità del gruppo, un cut-up di immagini quotidiane e audaci figure poetiche, mai banali, anche quando affrontano temi convenzionali come l’amore. I live sono ancora particolarmente curati, meno violenti rispetto agli inizi, comunque intensissimi, grazie al perfetto affiatamento che si crea subito tra i tre.

La band carbura bene, tutto è pronto per registrare il primo vero LP, che esce il 21 aprile del 1981 e si intitola semplicemente Fiacchi Franti. La copertina è nera, con le sagome in negativo dei tre sul fondo, Federico al centro e Angiolieri e Passarella ai lati di profilo. L’accoglienza della stampa specializzata è molto favorevole, l’album ha un buon successo ma è stampato in sole 5000 copie. Le nove tracce prodotte da Davide Brolli restano ancorate alle suggestive atmosfere dark e ai nuovi suoni post punk, ma brillano di originalità e ispirazione, soprattutto rispetto alle produzioni precedenti del trio. I brani migliori sono quelli scritti a quattro mani da Franti e Angiolieri, sempre più in sintonia: su tutti spiccano la veloce Infrantumi e la splendida Ragazzo Cattivo, che motiva il nome del gruppo: il Franti non è (soltanto) Federico, ma il personaggio del libro Cuore, “il primo punk italiano”, omaggiato e assurto a modello di “irriducibile corruzione” al cui cospetto i tre si autodefiniscono “imperfetti”, dunque fiacchi. Il basso ha linee oscure semplici e lineari, la chitarra distorta ripete accordi dissonanti all’infinito, Passarella alla batteria picchia instancabile le cupe pelli dei tom, Federico vocalizza acido, talvolta atono sembra cantare litanie claustrofobiche che sfociano in incubi neri, come nella finale Sette Minuti Violenti. Il gruppo evidenzia ottime e speranzose potenzialità, tra il 1981 e il 1982 promuove l’album in tutta Italia e ovunque viene apprezzato per le potenti esibizioni cui dà vita, eppure il trio attraversa una fase critica dovuta ai primi contrasti con Brolli, che non sembra capace di valorizzare al meglio la band, e soprattutto a causa delle prime esperienze di Federico con l’eroina, che creano forti tensioni all’interno del gruppo, pericolosamente sull’orlo dello scioglimento dopo la prima overdose del cantante, nel novembre del 1982. La profonda crisi personale che il chitarrista vive genera però un’opera straordinaria come Grigio 29, paradossalmente l’apice artistico della prima fase dei Fiacchi Franti.

Le dieci tracce dell’album – otto scritte dal solo Federico – esprimono l’enorme sofferenza che il frontman vive dentro e fuori dal gruppo: apre la straziante EroInTe, senza chitarra, basso e batteria raccontano la tragedia sfiorata, come la bellissima title track in chiusura, in cui un lento riff di chitarra emerge affiancato da un basso poderoso e dal drumming incessante di Passarella, entrambe funeree nelle atmosfere, recitate dalla fosca voce di Franti, struggente e cattiva. La sezione ritmica è notevolmente rallentata, reitera le stesse linee in ossessivi crescendo squarciati dalla chitarra che esplode con violenza per poi tornare muta, improvvisamente. Svettano tra le altre la ballata acustica Inedia e la lugubre Filastrocca, con la strofa finale, La morte è noiosa/La noia immortale, che sfuma ripetuta all’infinito. Il basso è onnipresente e nei circa quaranta minuti del disco incede forte e inquietante, Franti risponde con una chitarra metallica molto dura, la batteria sorprende per la morbidezza del tocco che confonde le acque, il contrasto disorienta ma si ricompone nei momenti in cui Passarella incendia i suoi tom, come in Novembre, mai così cupi e angoscianti. Pur non essendo, evidentemente, un album estivo, Grigio 29 esce il 2 agosto del 1983 – nel giorno del ventitreesimo compleanno di Federico; il gruppo riesce a strappare al restio Brolli 5000 copie, che non bastano per aumentare l’ancora scarsa popolarità del trio, pur trattandosi di un album seminale nella storia del rock italiano, per le influenze che diffonderà nel corso degli anni.

Il disco chiude idealmente il periodo dark del gruppo toscano, ed è l’ultimo con quella che ancor’oggi è considerata la formazione migliore dei Fiacchi Franti. Le tensioni tra i tre aumentano sensibilmente l’anno successivo, durante il lungo tour che li porterà a esibirsi nella storica data francese del 16 novembre 1984, a Marsiglia. Federico decide di lasciare la Sounds Good per fondare un’etichetta propria, la Dischi Fiacchi; Angiolieri si oppone alla rottura con Brolli e nel febbraio del 1985 abbandona il gruppo, così come farà Passarella un mese più tardi, alla seconda overdose del cantante. (…) dopo cinque anni e due ottimi album, Franti si ritrova nuovamente solo, la sua band pressoché morta. (…)

CONTINUA (qui tutte le puntate)

Pierluca D’Antuono

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