BAMBINO

Gianluca Garrapa è nato nel 1975 in provincia di Lecce. Laureato in Lettere Moderne all’Università di Pisa, coconduce la trasmissione radiofonica RadioQuestaSera presso Punto Radio Cascina (Pisa). Dipinge, scrive romanzi, racconti, poesie, è redattore di Satisfiction, è (stato) performer, comico e suonatore, lavora come counselor all’ascolto.
Bambino è stato pubblicato nel numero 23 del cartaceo (aprile 2014, copertina e illustrazioni di AKAb, contributi di Lorenzo Stecchetti, Alda Teodorani, Gianluca Garrapa, Daniele Sartini, Simone Lucciola, S.H. Palmer, Luca Carelli).

Viene tutte le sere al ristorante del mio papà. Prende le falafel e un paio di birre. Mio padre lo sa che prende sempre birra. È una birra con la bottiglia verde. Dice sempre Ainechel.

Quando arriva mio padre sa che prende un’Ainechel. Si siede e beve. Porta sempre le cuffie attaccate al cellulare. Ogni tanto se le toglie per ascoltare la musica che mandiamo dal computer. Poi tira fuori un quadernetto e scrive. Chissà cosa scrive. La prima volta che è venuto io non lo conoscevo ancora. Mio padre lo conosce bene. Prima il locale stava in un’altra parte della città, adesso ci siamo trasferiti qui, vicino a casa e io scendo spesso. Mi piace stare con papà e mia sorella. A una certa ora papà dice di tornare a casa.

Chissà che cosa pensa. Sta sempre da solo. Prima aveva i capelli lunghi. Adesso li ha rasati. A papà sta molto simpatico e ogni volta che entra, dice subito: Ainechel. E lui ride e dice che vuole l’Ainechel. Secondo me è sposato, ma la moglie non gli vuole bene, oppure ha dei figli che non gli vogliono bene. Forse è soltanto solo. E infatti mi guarda e mi sorride come se fosse il mio papà. Ha gli occhi grandi e neri e quando sorride è proprio simpatico. Ha gli occhi neri come i miei, però lui è più bianco, io sono scuro – di carnagione dico.

Aspetto che tornino, dalla finestra mi accorgo quando arrivano. Spengo il computer e m’infilo nel letto. Non vogliono che stia sveglio fino a tardi, per via della scuola, ovvio. Però non posso farne a meno. Non so perché, il signore dell’Ainechel mi guarda in un modo che mi fa piacere. Ho paura di dirlo a papà, però provo per lui un po’ di tenerezza. Quando mi guarda di sfuggita ha gli occhi dolci. Come se guardasse suo figlio. Forse ha un figlio ma vive lontano con la moglie e lui è qui che lavora e manda i soldi alla famiglia. Sono curioso di sapere cosa fa nella vita. Un giorno glielo voglio chiedere a papà.

A cosa stai pensando?
Papà, ma quello dell’Ainechel è amico tuo?
Quello dell’Ainechel? Chi è quello dell’Ainechel?
Che viene sempre solo. E beve l’Ainechel…
Papà non mi risponde, non dà importanza alle mie domande e continua a parlare con la mamma su certe cose che devono pagare.

p.6-7 VERDE 23

Adesso quello dell’Ainechel mi fa paura, non so perché…

Papà è sul divano. Riposa. Io mi avvicino e mi stringo a lui. Lo abbraccio e gli faccio di nuovo la stessa domanda. Ha il viso sonnacchioso e gli occhi socchiusi di gattone. È grosso, papà, come un orsacchiotto tenero.

Lui mi chiede: Perché t’interessa sapere di quello dell’Ainechel?
Io mi accorgo che sono diventato rosso. Di vergogna. Non so perché, è per via del fatto che papà mi ha guardato in modo severo. Però non era severo con me. In un attimo l’ho visto preoccupato. Ha cambiato espressione del volto e mi ha chiesto Ti ha fatto qualcosa? Secondo me ha pensato che è un pedofilo. Io ho detto No, no. Quel signore viene sempre da solo. Forse gli dispiace che non ha figli. E la moglie sta in casa, senza di lui. Per questo mi interessa, ma non mi ha fatto niente. Sta sempre da solo, per questo. Così ho detto.

Quello che beve l’Ainechel oggi ha preso un quadernetto, ha stappato la birra, ha mangiato una falafel, poi si è messo a scrivere. Chissà cosa scrive. Io mi sono seduto al tavolo di fronte e ho iniziato a fissarlo di nascosto. Lui ha alzato lo sguardo e mi ha sorriso. Poi ho guardato papà e anche papà ha sorriso. Papà certe volte è tenero, altre volte è burbero. La mamma e mia sorella non c’erano. Però c’era Karim, l’amico di papà che lo aiuta dietro al bancone. Karim è magro. Un po’ più alto di me. I capelli sempre rasati. Il mio papà è più grande di lui. Sono amici da un sacco di tempo.

Non c’era molta gente. Il signore dell’Ainechel stava scrivendo. Poi ha finito la birra, sembrava felice. Ha chiesto un’altra birra. Papà gli ha chiesto Sei giornalista? E quello dell’Ainechel ha detto No, scrivo storie, ma di lavoro faccio altro.
Ci siamo! ho esultato dentro di me, ora scopriremo che lavoro fa, se ha figli. E allora guardo papà e lo incalzo, telepaticamente lo sprono a fare altre domande. E papà gli porta la birra, poi si volta verso di me e mi fa l’occhiolino. Gli chiede se è sposato e se ha figli. Lui sorride e dice che non ha né moglie né figli. Allora per questo è sempre solo, adesso ho capito.
Papà gli chiede che lavoro fa e lui dice che lavora con i bambini, fa teatro con i bambini. Allora è per questo che mi sta simpatico e non mi fa paura come quegli altri che vengono a bere e si ubriacano. Lui vuole bene ai bambini. E poi dice Magari avessi bambini, ho sei nipoti. Mi dispiace che sta solo. Vorrebbe avere una moglie e dei bambini. Poi ride. È troppo bravo. Alla fine papà gli ha chiesto di leggergli un po’ di quello che scrive e lui ha letto questa cosa:

Viene tutte le sere al ristorante del mio papà. Prende le falafel e un paio di birre. Mio padre lo sa che prende sempre birra. È una birra con la bottiglia verde. Dice sempre Ainechel.

Sono rimasto di sasso. Come diavolo può essere che scrive le stesse cose che ho pensato io? Papà ha riso e ha detto Bello! dopo me lo fai leggere quando finisci. Il signore dell’Ainechel allora mi ha guardato. Ha notato che avevo lo sguardo terrorizzato. Mi ha sorriso. E adesso io non sono più sicuro che mi sta simpatico. No, davvero, adesso quello dell’Ainechel mi fa paura, non so perché.

Gianluca Garrapa

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