ESCUADRON DE LA MUERTE

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Verde 1, giugno 2012 (In copertina: Govert Bidloo, Anatomia Hvmani Corporis, tavola 1. Colorazione elettonica: Elena Bortolini)

Sergio Gilles Lacavalla è scrittore, giornalista, drammaturgo e regista. Il suo ultimo dramma è †De Par le Roi du Ciel†, il suo ultimo libro Rockriminal Murder Ballads – Storie di Rock Balordo e Maledetto. Il racconto Escuadron de la muerte è stato pubblicato nel numero 1 di Verde (giugno 2012, con Francesco Tentori, Stefano Di Marino, Alda Teodorani, Simone Ghelli, S.H. Palmer, Deny Everything Distro 2.0, Luca Carelli). Sulle nostre pagine Sergio ha inoltre curato la breve (ma intensa) rubrica Rock-Criminal, che dalla settimana prossima rileggeremo ogni venerdì d’agosto.

Era stato uno scontro duro. Iniziato con un agguato all’ingresso del sobborgo e proseguito nei vicoli. Tre morti e alcuni feriti nel loro squadrone. Quante fossero le vittime nemiche non lo sapevano. Appena uno cadeva, gli altri lo portavano via facendolo sparire nelle stradine. Poi scomparvero tutti com’erano arrivati. Ogni volta era così. Al punto che alla fine si chiedevano se non avessero combattuto con dei fantasmi. L’unica prova erano le ferite. Soprattutto quelle mortali. Loro due però non si erano fatti niente: soltanto qualche graffio sui corpi del capitano Philippe Mathieu e del tenente Louise Arditi, strisciando sui muri delle baracche ricoperti di vetri o per il rimbalzo dei proiettili. Però erano sporchi della sabbia che soffiava continua dal deserto – forse l’aria era fatta di quella sabbia – e della polvere appiccicosa del suburbio, sudicio per la miseria che lo affliggeva quanto le truppe d’occupazione.

Nello spogliatoio della caserma – il comando non era che un vecchio edificio un tempo residenza di una nobile famiglia di coloni –, nella grande sala all’epoca adibita a palestra con sauna e docce, Philippe si è tolto la mimetica e ora è nudo davanti a lei. Come lei spogliato dell’uniforme, della paura e del coraggio, dell’odio e dell’istinto di sopravvivenza. Dinanzi a Louise, con un diverso grado ma la stessa pelle, lo stesso sudore e gli stessi brividi, nudi l’uno di fronte all’altra. Louise lascia andare il corpetto antiproiettile sulla panca vicino a quello di lui e si tira indietro i capelli bagnati, fissando il pavimento illuminato dai neon e lo sporco tra le dita dei suoi piedi. Una striscia di sangue e sudore le riga un seno finendo sul capezzolo turgido. Sull’addome lui ha un graffio essiccato dalla sabbia che non sanguina più. Louise alza lo sguardo e gli si avvicina. Vorrebbe toccargli il petto, l’addome, il sesso, i suoi muscoli tesi dopo la battaglia: fa per sfiorare con la mano quel corpo da soldato costruito per battersi e può sentire che lui non vuole morire in un agguato o in un’azione di polizia, ma per una carezza di lei donerebbe volentieri la vita. Philippe la guarda negli occhi, poi abbassa lo sguardo sul suo piccolo seno sudato, sui muscoli addominali macchiati di polvere grigio-rossa tra le pieghe, sulle gambe oscurate dall’aria della regione e dal sole che le colpisce quando indossa i calzoncini corti, sui peli del pube, puliti ma incollati per il caldo e la paura – ha sparato a un guerrigliero che stava per pugnalarla, spuntato all’improvviso da un portone che puzzava di cadaveri e sangue – guarda i suoi piedi sporchi e ha un’erezione, durissima e leggermente curva sulla sinistra, colma di vitalità malgrado tutta quella morte, in attesa perenne e insoddisfatta. Il suo sguardo buio si confonde con quello chiaro di lei. Louise avvicina di più la mano a quel corpo in attesa, indecisa; poi, d’un tratto, la lascia andare giù sfinita e arresa – come mai lo sarebbe stata impugnando una pistola o un coltello nell’esercizio dei suoi compiti – senza neanche sfiorarlo.

Il mio cuore sta annaspando, cantano i Goo Goo Dolls da una radio del distretto...

Il mio cuore sta annaspando, cantano i Goo Goo Dolls da una radio del distretto…

Lui la guarda deluso (eppure se l’aspettava). Perso come lei non l’aveva mai visto, neanche nello scontro più cruento e apparentemente senza di via d’uscita, neanche davanti agli ordini insensati e suicidi dei superiori. Lui prende la rivoltella lasciata sulla panca sopra il suo corpetto per porgergliela. Lei l’afferra, lui le solleva il braccio puntandosi l’arma sulle labbra e apre la bocca, ma lei gli dice di no con gli occhi che si stanno riempiendo di lacrime e scuote la testa. Allora lui abbassa il revolver sul suo petto: lì, dove è un cuore che nessun corpetto antiproiettile potrebbe riparare – ormai. Louise si volta e comincia a piangere, è un pianto irrefrenabile, a singhiozzi, che le riga il volto rivelandone la pelle pura, un pianto come non le era ancora capitato in tutta la missione – ormai protratta da due anni, forse tre, o cinque, il tempo aveva perso ogni oggettività – e getta con la rabbia che le rimane la pistola sul muro, scheggiandone l’intonaco già spaccato. Invece di toccare dolcemente Philippe – adesso non più il capitano degli squadroni della morte in quella disperata nudità – colpisce la parete con un pugno, ferendosi la mano che comincia a sanguinare copiosa.

Lo specchio riflette i loro corpi nudi e bellissimi, incapaci di comunicare, così lontani e soli in quel riverbero dolce e malinconico. Il cazzo eretto di Philippe è bagnato sulla punta, il sesso di Louise è umido e cola la sua eccitazione sulla coscia e il pavimento. Le sue lacrime si mescolano alla pioggia che ritorna in un ricordo mai vissuto insieme nella loro città di provenienza, nell’Europa delle strade lucide e la vegetazione nei parchi imperlata, la pioggia che li bagna sotto la doccia che non rinfresca dopo la battaglia ma lava i loro orgasmi mai avvenuti. Bagna quel corpo in attesa come il suo sesso rigido, un’attesa che sembra non avere fine e spezza il respiro. Li distrugge dentro più della guerra, li rende lontani e senza speranza. Il mio cuore sta annaspando, cantano i Goo Goo Dolls da una radio del distretto. Philippe piange masturbandosi sotto l’acqua che lo sferza dall’alto, mischiando il suo sperma alle gocce. Curva la schiena in avanti, quasi a nascondersi, mentre Louise si lascia andare debolmente sulla panca e continua a guardarlo portando la mano ferita sul ventre bagnato di pioggia e di quella carezza distrutta.


Sergio Gilles Lacavalla

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