SANDRA

Luca Carelli ha un problema con Chi l’ha visto. In questo racconto (già pubblicato in versione diversa qui) ci spiega perché.
Dinamiche spazio tempo è un’opera di Massimo Desiato (56×50, tela artigianale in pelle pieno fiore vintage su telaio deep edge in abete piallato, firmata e numerata in esemplare unico).

Cara Federica,
come ogni mercoledì chiudo la tabaccheria alle sette e corro a casa a preparare la cena a mamma e metterla a letto prima che cominci la trasmissione. Anche stasera lei non ti vedrà perché, come sai, non vuole più avere a che fare con voi. Mamma è stanca e vecchia e non ci sta più con la testa. La forza e la fede che per tanti anni l’hanno sorretta stanno svanendo o così almeno mi sembra, ma in realtà irradiano la mia forza d’animo e il mio sentimento, sempre più solidi e presenti. Il tempo passa in fretta e crolla su di sé, si ribalta e si ripete, ma non torna mai indietro (è come vedersi). Mamma non si muove quasi più, trascorre le giornate a letto, tranne al mattino, quando pulisce la stanza di Sandra: passa la lucidatrice per terra (allora era lei a farlo), apre l’armadio, accarezza i suoi vestiti e la plastica protettiva crepita sotto le sue mani; poi, come una preghiera, il silenzio s’impone fatale.

Mamma ingoia la pastina fredda con il grana gommoso e il tonfo del cucchiaio che sbatte contro la dentiera mi procura un brivido sulla schiena. Talvolta mi chiedo se questa è ancora vita e i pensieri d’odio mi tolgono il respiro e allora colpisco con più forza i suoi denti di plastica perché so che non può lamentarsi (mamma non parla da un anno). Alle nove meno dieci rimbomba nella sua bocca l’ultimo colpo, è ora di accendere il televisore. Stasera, cara Federica, mi racconti la storia orrenda di Natasha, ma il lieto fine che questa terribile vicenda riserba ravviva il mio rancore nei confronti di mamma, che ha smesso di lottare per Sandra. Penso che registrerò la puntata per fargliela vedere domani, ma poi decido che deve vederla immediatamente e allora vado a prenderla e la pianto sul divano affianco a me. Mamma mugola e si lamenta, chiude gli occhi e fa dei versi spaventosi, ai quali io rispondo alzando il volume e quel senso di speranza simile a torpore che trasuda da ogni vostra immagine e dalle tue parole, cara Federica, la raggiunge senza pietà, perché Sandra non venga dimenticata, perché Sandra è ancora viva, perché qualcuno ci aiuti, perché trionfi la giustizia. È per questo che ogni mercoledì notte, a fine puntata, spengo il televisore e riascolto ad alto volume la voce di Sandra e sento mamma piangere nel suo letto, mentre la gioia del ricordo esplode dentro di me e la felicità del passato cancella gli incubi più oscuri e le parole di mia sorella, la mia sorellina di soli undici anni, muovono le mie mani sul mio corpo provocandomi un piacere che è la forza di una speranza inconfessabile, un desiderio che sono l’unico a coltivare ancora.

Questa sera, cara Federica, mi racconti di come la piccola Natasha, rapita a soli dieci anni (uno in meno di Sandra), dopo otto infiniti anni di segregazione, sia riuscita a liberarsi e tornare a vivere per la gioia dei suoi familiari. Avrà anche Natasha un fratello che la ama quanto io amo mia sorella? Penso di sì, ma mi rendo conto che non è essenziale saperlo o non mi interessa. Sul divano mamma ha chiuso gli occhi e fa finta di dormire (come se bastasse per non sentire), mentre io ti guardo intensamente, cara Federica, e ora siamo soli, io e te, in questa stanza, e allora posso dirti cos’è successo questa settimana. È già da un anno, come sai, che frequento il bar degli uomini che rapirono Sandra e proprio lì, qualche giorno fa, ho ritrovato l’uomo della registrazione, quello che un mese prima che la rapissero portò via mia sorella per interrogarla e registrare la sua voce su nastro. Quando l’anno scorso avete parlato di Sandra, mamma non voleva che trasmetteste quel nastro, ma io l’ho convinta perché, come dicevi tu, tutti devono sapere. Per me fu sconvolgente sentire per la prima volta quella registrazione e riascoltare dopo tanti anni la voce di di mia sorella. Da allora non posso più farne a meno e tu, cara Federica, lo sai.

All’inizio quell’uomo sembrava disponibile, pareva che volesse aiutarmi, presto però ha cominciato a farmi tutte quelle domande e a dirmi che ero proprio uguale a Sandra e che lui la conosceva bene perché si sono visti tante volte e una volta si sono pure baciati e voleva farmi vedere come hanno fatto e allora ha allungato le mani. In quel momento, cara Federica, ho pensato a te, ma non ho avuto la tua forza, né il coraggio di Fiore o l’astuzia di Gianloreto e allora sono corso via.

Sandra è ancora viva, io lo so. Nel bar ci sono due porte sbarrate che nessuno apre mai e credo che forse è perché lei è lì da allora. Cara Federica, il tempo non fa il suo dovere e talvolta peggiora le cose. Ti fisso con amore mentre dici che Natasha ha scritto un libro in cui racconta i giorni della sua prigionia. Forse ora mamma dorme davvero e allora penso che un libro lo voglio scrivere pure io, un libro su Sandra che è ancora viva ma è prigioniera nel bar e pensa sempre a noi e forse ha anche dei figli. Se pensi, cara Federica, che sia una storia impossibile, io allora ti chiedo: non sei stata forse tu a dirmi di Elizabeth, la donna che per venti anni è stata prigioniera del padre, dal quale ha avuto sei figli?

Nel libro Sandra è triste e disperata non perché sta morendo o perché qualcuno le ha fatto del male, ma perché sente la nostra mancanza. Lei vuole scappare e poi incendiare il bar, così quelli che l’hanno rapita muoiono e lei può tornare a casa e insieme viviamo di nuovo felici e contenti e mamma guarisce e ricomincia a parlare e Sandra può usare di nuovo i suoi vestiti e io non devo più ascoltare la sua voce registrata e forse quel nastro posso anche buttarlo. Il libro, cara Federica, lo leggeranno tutti, così diventiamo ricchi e famosi e andiamo alla tv, e torniamo pure da voi e alla fine Sandra può fare tutte quelle cose che mamma avrebbe voluto per lei: lasciare la scuola dopo la terza media, stare a casa ad aiutare per le pulizie e la lucidatrice, incontrare un ragazzo serio e sposarsi e avere dei figli. E se proprio non ci sono ragazzi seri e tranquilli, se tutti vengono dal bar degli uomini che l’hanno presa, alla fine la sposo io.

Il tempo, Federica, si ribalta e si ripete, ma non torna mai indietro (è come vedersi). Alla fine, però, noi ce la facciamo e viviamo tutti felici e contenti.

Sandra Sandri scompare a Bologna la mattina del 7 aprile 1975, all’età di 11 anni. Non è mai stata ritrovata. Un mese prima della sparizione viene “interrogata” dal vicino di casa, un noto pedofilo bolognese, al quale confessa di subire da tempo abusi sessuali da parte di almeno due uomini (i compari del vicino). L’interrogatorio viene registrato dall’uomo e oggi è l’unica traccia che resta della piccola Sandra. Negli ultimi anni una nota trasmissione televisiva si è ripetutamente e inutilmente occupata del caso, rinfocolando con sadismo il dolore dei familiari e la morbosità del pubblico de sinistra di Rai Tre.

Luca Carelli

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