FRANCESCA

p.16 VERDE 23

Ricorda che io non volevo morire…

Francesca Alinovi, Francesco Ciancabilla, il giallo del Dams. Luca Carelli racconta, dal punto di vista di Caino, una delle Storie Nere più inquietanti degli ultimi anni. Prendendo ispirazione dalla pubblicazione, qualche tempo fa, dei diari di Francesca Alinovi, l’autore immagina l’esistenza di un cahier dell’assassino per testimoniare la discesa “giù, nel delirio” di un rapporto segnato da “un sentimento feroce e insincero.”
Francesca è stato pubblicato per la prima volta nel numero 2 di Pastiche – tutte le forme del raccontare. La foto è tratta da qui.

8 settembre 1980 Siamo a Bologna da due giorni ma ci sembra già una vita. […] Per ora abbiamo trovato una stanza fuori dalle mura, in Via Fioravanti […] Mara è felice e radiosa, ieri per strada abbiamo visto Lucio Dalla uscire da una farmacia in centro e Guccini ubriaco fradicio (ma forse era un barbone). Abbiamo riso per tutta la sera e ovunque respiravamo un’aria elettrizzante […] Abbiamo cenato in una osteria (che secondo Mara è la stessa di AltriLibertini) dove abbiamo trovato un afgano buonissimo, e poi siamo tornati a casa a piedi, sconvolti e contenti. Mara è bellissima e sento di amarla sempre di più. Tra di noi è così intenso che a volte mi sembra di stare insieme a lei da pochi mesi, e non da sei anni. I problemi dell’inverno scorso sono solo un ricordo, andare via da Pescara è stata la cosa migliore che potevamo fare. Abbiamo fatto l’amore per tutta la notte ed è stato stupendo, piangevamo e ridevamo e urlavamo come matti […] Mara è tutto per me, senza di lei non esisto. Qui con lei mi sento protetto e al sicuro. Non ho più intenzione di toccare quella merda che stava per dividerci. La mia arte sta per esplodere, lo sento.

4 novembre 1980 […] Appena finito il trasloco nel monolocale che i miei hanno comprato in Via Santo Stefano, non lontano dall’università […] Mara è raggiante, finalmente abbiamo una casa tutta per noi […] Stamattina sono cominciati i corsi, il Dams è esattamente come lo immaginavo: tutto è arte e creatività, non solo le opere, ma anche i gesti, le parole, le movenze, gli abiti e le espressioni serie e severe. Da quando sono qui sto dipingendo come mai prima d’ora: ogni notte, è come una febbre, non dormo più ma sono contento. Mara scrive regolarmente, sta lavorando per «l’Erba Voglio» e ha quasi finito il suo primo romanzo. Abbiamo orari diversi, ci vediamo poco ma siamo felici.

17 dicembre 1980 Mara è partita stamattina, è tornata a Pescara con una settimana d’anticipo. È colpa mia, ieri sera non dovevo farmi trovare a casa in quel modo. So che quello che dice è assurdo, se mi faccio una volta ogni tanto è soltanto per dipingere meglio e vivere con più intensità e consapevolezza la mia arte. Ma questo lei non può capirlo […] Due giorni fa ho conosciuto un pittore dadaista di Trento molto interessante. Ha una roba favolosa e da quel che ho capito fa parte degli enfatisti, il movimento di Francesca Alinovi. Non so quasi niente di loro, devo scoprirne di più […]

21 febbraio 1981 […] mentre scrivevo all’improvviso una nebbia è calata rumorosamente sulla città, ma solo io potevo vederla posarsi elegantemente sulle mura e sulle torri, infilarsi nelle guglie dei portici e scivolare come una fronda nei portoni oscuri e tetri del quartiere. La spiavo sinuosa e seducente dai vetri opachi della mia stanza mentre pensavo a Francesca e allora ho capito che nulla accade mai per caso […] l’ho incontrata per la prima volta questa mattina, al suo corso di estetica […] ero in piedi appoggiato al muro come un vestito sgualcito impiccato a un appendiabiti sfondato e guardavo i suoi capelli cotonati, corvini come le sue labbra, mentre lei mi fissava con un’intensità che solo in parte mi lusingava perché in realtà mi impauriva […] nei suoi occhi ho visto una luce, il bagliore delle mie ambizioni, che da allora hanno smesso di essere sterili illusioni […] Francesca è il mio futuro, l’avvenire della mia arte […]

7 giugno 1981 Ho paura di Francesca, sono diventato la sua ossessione. Vuole avermi ad ogni costo in modo totale ed esclusivo […] ma io non posso fare l’amore con lei perché per me c’è solo Mara […] e poi non provo nessuna attrazione fisica per lei […] (che è) l’amica di Basquiat e Wahrol, la mia insegnante, la mia mecenate, nient’altro che l’avvenire della mia arte […] la riconoscenza che serbo nei suoi confronti ci ha permesso di passare momenti belli e intensi che lei fraintende e manipola abilmente, da donna forte e geniale qual è, costretta a nascondere al mondo intero (ma non a me) una fragilità spaventosa e frustrante. Alla festa di C******* ieri sera voleva a tutti i costi fare l’amore con me, ma io ero troppo fatto e pensavo a Mara […] Esasperato, ho baciato platealmente C******* perché lei pensasse che sono gay […] È stato imbarazzante.

20 dicembre 1981 L’eroina mi sta divorando, mi allontana da Mara e mi lega perversamente a Francesca […] devo vendere i miei quadri perché ho bisogno di soldi, solo Francesca può aiutarmi […] ieri ha cercato di lasciarmi e allora ho dovuto simulare una crisi di gelosia […] l’ho picchiata davanti alle sue amiche e più tardi a casa l’ho minacciata con il coltello […] Ha avuto paura, ma nei suoi occhi c’era come un sollievo, la conferma del mio amore, che non esiste, non è mai esistito e mai esisterà, se non nella sua testa malata. […] Siamo stati insieme tutta la notte, molto dolcemente, è stato bello e mi sentivo bene finché non ha insistito per fare sesso […] allora ho fatto finta di addormentarmi.

6 novembre 1982 Sono ormai due mesi che siamo a New York, domani finalmente torno in Italia. Non vedo l’ora di rivedere Mara, e se penso che manca solo un giorno mi viene da piangere come un bambino […] Ma questo viaggio è stato importantissimo per la mia carriera: sono ufficialmente l’unico enfatista presente qui al Guggenheim, nel catalogo della mostra di Francesca. Mi sembra un sogno, ma è tutto vero: i miei quadri tra quelli di Keith Haring e Basquiat! […] Con Francesa sempre uguale, a tratti penso di essere ormai abituato alle sue insistenze e di poterle sopportare: è allora che mi rendo conto di dipendere completamente da lei […] Appena in Italia troncherò definitivamente, la mia arte non ha più bisogno di lei. Voglio smettere di farmi e lasciare Bologna. Voglio diventare ricco e famoso e dipingere per sempre. Voglio sposare Mara e amarla per tutta la vita.

9 marzo 1983 Ho finalmente parlato con Francesca. Le ho detto che non possiamo più andare avanti così e che tra noi non c’è che un’amicizia intellettuale. Mi fissava con un sorriso sarcastico, come se lei fosse me e io lei. Alla fine piangevo lacrime dolci di gioia e sollievo, pensando alla fine della nostra storia. È stato allora che mi ha gelato: se mi lasci, ha detto, non dipingerai più neanche un soffitto, scordati la fama, le gallerie e la personale di giugno a Londra. Ho avuto paura, un terrore violento e oscuro mi ha preso da dentro e ho vomitato sangue, ma era soltanto la cena. Tremavo e sudavo freddo e stavo davvero male, non mi bucavo da due giorni e avevo bisogno di farmi. Allora Francesca ha tirato fuori i soldi degli ultimi quadri venduti, erano quasi seicentomila lire. Nei miei occhi le lacrime si confondevano a un sudore giallo e acre, che li costringeva aperti quel tanto per vedere Francesca sorridere soddisfatta.

11 giugno 1983 Mara ha letto il mio diario. Quando mi sono svegliato ho trovato un suo biglietto. Torna a Pescara dai suoi. Avrei voluto uscire per cercarla, ma ero troppo stanco e avevo voglia di morire. O meglio, desideravo una morte compensatrice che ponesse fine a questa mia caduta giù, nel delirio […] Dalla finestra chiusa osservo la città calda e cattiva, immobile e minacciosa come un assassino che agisce nell’ombra […] il telefono squilla a vuoto, non rispondo ma so che è lei […] mi cerca da una settimana per chiedermi se ho bisogno di soldi, come se non lo sapesse che mi servono per non impazzire […] il sole è ancora alto quando infine rispondo. Francesca mi chiede di essere al suo fianco questa sera, per l’inaugurazione della sua mostra al Circolo degli Artisti […] senza di me è perduta, io sono tutto per lei, dal momento in cui ha deciso che non avrebbe potuto (o voluto) fare a meno di me […] dopo la telefonata mi sono addormentato e ho sognato di morire per lei e allora ho capito che sarebbe finita in ogni caso e per sempre. Nel sogno Francesca moriva mentre mi suicidava, affogandomi dentro di lei, sempre più a fondo, godendo come se la stessi finalmente penetrando. A dividerci non era un destino atroce, ma un sentimento feroce e insincero, espressione di una prevaricazione che negli anni, per inganno, abbiamo chiamato amore.
Un tempo violento e impostore che aveva il nostro nome.

Francesca Alinovi, critica d’arte, curatrice e docente universitaria, è stata uccisa la sera del 12 giugno 1983 con 47 coltellate. È stata ritrovata tre giorni dopo nella sua casa di Via del Riccio, a Bologna. Per l’omicidio, Francesco Ciancabilla viene condannato nel 1986 a 15 anni di carcere, ma subito dopo la lettura della sentenza definitiva scappa dall’Italia. Latitante per 10 anni, viene arrestato nel 1997 a Madrid ed estradato in Italia, dove sconta la sua pena fino al 2006, quando torna in libertà. Ancora oggi si proclama innocente e giura di non aver mai amato Francesca.

Off-Identikit, (il progetto di) un documentario su Francesca
Non h0 ucciso la musa del Dams (Ciancabilla intervistato da Franca Leosini)
Francesca Alinovi. 47 coltellate (volume a cura di Achille Melchionda, avvocato di parte civile della famiglia Alinovi)

Luca Carelli

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