LA SCIMMIA (1/2)

Francesco Cortonesi ha sciolto la riserva. La scimmia sarà un romanzo che pubblicheremo a puntate su Verde con cadenza mensile. La prima parte del primo capitolo è qui.
Ad accompagnare il racconto, Pineta, Grotta del Saraceno, Vasto, di Massimo Desiato.

Al novantunesimo piano la moquette arancione del pavimento è stata rinnovata di recente. Le lampadine del soffitto emanano una luce azzurra che rende tutto spettrale. L’amministrazione ha deciso di usare quelle lampade per scoraggiare i tossici, quasi tutti impiegati delle compagnie di assicurazione dei piani alti delle due Torri. La luce azzurra impedisce di individuare le vene e rende praticamente impossibile farsi sui pianerottoli delle abitazioni. Entro breve le luci azzurre verranno utilizzate anche nei piani al di sotto del novantesimo piano, dove l’emergenza droga è comunque ridotta.

Camminate tenendovi per mano nel corridoio 91 A. Regna il silenzio. Ogni piano è grande quanto quattro campi da football e in media ospita circa cinquecento persone. Gli appartamenti sono quasi tutti vuoti e le porte blindate e marroni. Tre mesi fa una compagnia è fallita e i dipendenti sono stati costretti a lasciare gli appartamenti. Il lato est del novantunesimo è di fatto disabitato. Attualmente una commissione interna sta valutando l’ipotesi di rielaborare il pacchetto sicurezza. L’idea è quella di permettere ai soldati di pattugliare i corridoi.

La scimmia è stata uccisa a metà del corridoio 91 B.

Quando arrivate il cadavere è già stato rimosso. Il luogo esatto è facile da individuare. Due dead line gialle delimitano l’aria. La moquette è intrisa di sangue. Tenuti a debita distanza da due poliziotti in divisa, una decina di fotografi scattano flash a ripetizione. L’impresa delle pulizie impiegherà qualche giorno per restituire il colore originale alla moquette e fino a quel momento i contorni della scimmia rimarranno perfettamente intuibili. Una macchia rossa su sfondo arancione.

«È una Sindone» dici stringendo forte la mano di Clara. «Chi era quell’artista che diceva che uno scimpanzé potrebbe essere il nostro nuovo Cristo?»
Clara si avvicina al nastro giallo fin quasi a toccarlo. Un poliziotto le mette una mano sulla spalla per impedirle di andare oltre. Clara si ferma.
«È solo una macchia di sangue nella moquette» dice guardando il poliziotto che resta muto. Due fotografi si voltano e scattano immediatamente da varie angolazioni. Clara si copre il viso con una mano.
«È un’immagine tragica e meravigliosa» dici sottovoce avvicinandoti alla dead line.

Le porte di un ascensore si aprono alle vostre spalle. Una ventina di persone prendono a fotografare non appena mettono piede sulla moquette arancione. Le luci bianche delle macchinette lampeggiano sul corridoio immerso in un livido azzurro alogeno: sembrano lampi in un cielo di tempesta.

« È terribile» dice lei, «questa è la nuova arte.»
«Dian Fossey era un’estremista. La morte di molti degli stessi gorilla che lei voleva difendere è stato un effetto collaterale. Il suo disegno non era perfetto, eppure quei gorilla una possibilità di sopravvivere l’hanno avuta proprio grazie a lei.»
«Una volta ho visto un vecchio film su di lei e la sua storia.»
«Ti è piaciuto?»
«Non ho ancora deciso.»

I poliziotti fanno sempre più fatica a contenere i fotografi. Improvvisamente qualcuno lancia una bottiglia di Coca Cola e un ragazzo di una ventina d’anni si accascia a terra gridando. La sua faccia è rigata di sangue. Due suoi colleghi si voltano e scattano a ripetizione.

«Ci sarà presto un’esplosione di violenza inimmaginabile» dici guardando la scena.
«Non possiamo farne a meno. Il terrorismo può unirci solo fino a un certo punto» dice Sara, stringendoti forte la mano.
«Il terrorismo è una forma d’arte?»
«Se lo è, non è particolarmente originale.»
«Chi se ne frega dell’originalità? In realtà l’originalità è solo una delle tante forme che assume l’ignoranza.»
«Napoleone a Waterloo. Se avesse saputo che i prussiani stavano per arrivare e che il bosco alle spalle degli inglesi non rappresentava un problema, probabilmente avrebbe aspettato.»
«Anche Napoleone era un terrorista.»
«Come quelli contro cui combatteva. Soltanto più celebre.»
«Siamo d’accordo.»
«La storia è semplice se la riduci ai minimi termini.»
«Neppure la storia riesce a essere originale.»

Il fotografo ferito viene trascinato da due agenti dentro un appartamento. L’ultima cosa che riesci a vedere, prima che la porta si chiuda ovattando le urla di dolore e oscurando la vista del sangue, sono le suole delle sue scarpe. Un agente di sicurezza resta lì davanti a piantonare l’ingresso.

CONTINUA (qui tutte le puntate)

Francesco Cortonesi

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