GISELLA

Su Verde, per la rubrica Storie Nere, Luca Carelli ha scritto 12 racconti ispirati a fatti recenti di cronaca nera: casi di omicidi e sparizioni, insoluti e non, che hanno in comune il fatto di avere donne come vittime. La rubrica è stata inaugurata nel numero zero del cartaceo, ma in precedenza Luca aveva già scritto 4 racconti su una piccola rivista autoprodotta che si chiamava Pastiche – Tutte le forme del raccontare, un contenitore durato sette numeri dalle cui ceneri è nata Verde. Per tutto il mese di luglio, ogni giovedì, rileggeremo queste prime storie nere: cominciamo con Gisella, la ragazza del pozzo.
L’illustrazione che accompagna il racconto è di
Massimo Desiato e si intitola Omaggio a Harry Ally (base di pvc, asfalto, ceralacca, bombolette, fiore secco di Spatifillo, una pianta dall’alta capacità depurativa).

Questa notte ho sognato Gisella. Immobile, ho aperto gli occhi fissi al soffitto e piangevo. Non ho urlato né mi sono alzata di scatto perché non era un film, ma soltanto la mia stanza. Le lacrime amare solcavano le mie guance secche e mi riempivano la bocca. Ho sperato di affogare ma, acide e pesanti com’erano, sapevo che avrebbero bruciato la mia pelle. Per ogni goccia ho rivissuto quella notte e ho tentato di salvarla, ma non c’è stato verso. Non mi è possibile fare del bene. Vent’anni fa ero una puttana. Adesso muoio dentro.

Mi sono alzata alle due meno dieci e avevo mal di testa. Il sole gonfiava sulla mia pelle vesciche d’acqua calda che a ogni movimento esplodevano sulla carne e la scioglievano fino all’osso. Ho sofferto giurando che non avrei urlato e alla lunga non ci ho più pensato. Sul tavolo ho cercato il cellulare, ma c’era soltanto il diario di Gisella. La paura mi ha preso alla gola e come un cane malato mi ha quasi ammazzata. Ho chiuso gli occhi già pronta al martirio e quando li ho riaperti il diario è tornato quel che era. Il mio portafoglio.

Non mi restava che uscire di casa, non ho fatto neanche la doccia per non andare in bagno, dove l’ultima volta il ventre di Gisella mi sorrideva dal lavandino, innaffiato di sangue nero (il suo) che dal rubinetto sporco lo ravvivava d’odio e vendetta.
morirò presto
Per distrarmi sono andata a fare la spesa. Non avevo soldi e non sapevo cosa comprare, poi ho sentito dentro di non avere fame e ho preferito fumare. La sigaretta bruciava e il parcheggio del centro commerciale si riempiva di bambini e ragazze giovanissime, meno belle di quanto lo fossi io alla loro età, ma infinitamente più sorridenti. Una biondina mi fissava seria e cattiva e poi è scesa con gli occhi sulle mie gambe e ho sentito il suo sguardo come una mano violenta sotto il vestito. Non avevo paura ma voglia di riscatto, ho desiderato di farle del male e mentre soffrivo la sua presa l’ho inseguita. Ad ogni passo che facevo il suo volto cambiava e in un attimo è diventata la voce di Gisella. Cascando sono scappata rivolgendo l’ultimo sguardo ai suoi capelli neri intrisi di sangue e sperma.
i bei capelli di Gisella

Ho deciso che avrei passato nel supermercato l’intero pomeriggio, riempiendo il mio carrello di carne morta da mangiare e detersivi per la casa velenosi ma dai colori intensi. L’odore di pulito e utile mi faceva sentire viva e per un attimo ho sperato che fosse solo un incubo lungo vent’anni, dal quale lentamente mi sarei risvegliata. L’aria ghiacciata della macelleria mi ha placata, ho infilato le mani calde e gonfie nei banchi frigo e in un attimo tutte le confezioni sono esplose: una torma di carne fredda mi ha attaccata, ricoprendo ogni centimetro del mio corpo e soffocandomi con un odore di morte che non ho mai dimenticato. Quando qualcuno infine mi ha soccorsa, avevo tra le mani spiedi appuntiti sporchi di sangue – gli stessi con cui hanno trafitto il cuore di Gisella.

Stava tornando a casa dalla nonna. Le ho proposto di salire in auto per fare un giro in centro. Sono stata io a convincerla, a me non avrebbe detto di no, lo sapevano. Mentre guidava, Salvatore l’ha spogliata con gli occhi. Nessuno ha parlato durante il tragitto. Sulla via ci aspettava Floriano. Era lui che avrebbe dovuto portarla da loro. Io per cinque grammi dovevo solo lasciarla lì. Lui ha insistito perché andassi con loro. Gisella da sola avrebbe avuto paura.

Abbiamo cenato in un ristorante in campagna. Non appena l’hanno vista è piombato il silenzio. La loro eccitazione era più forte di ogni altro odore. Di terra, di vento, di aria, di morte lenta e violenta.

Al processo Salvatore doveva accusare Floriano e dire che era stato lui a violentarla e ammazzarla. Poi insieme l’avevano buttata nel pozzo. Floriano avrebbe dovuto respingere ogni accusa, affinché sembrasse tutto più vero. Sarebbero stati condannati entrambi a vent’anni.

Salvatore è uscito l’anno scorso. Da sei mesi è sparito nel nulla. Nessuno sa più niente di lui. Floriano si è impiccato l’altro ieri nella sua cella. Stava per essere trasferito a Firenze, ma tra due mesi lo avrebbero scarcerato.

Le altre ragazze sono morte. Adesso tocca a me. Sono rimasta sola. Sono l’ultima della lista. Loro non lo sanno, ma non aspetto altro. Non immaginano che liberarmi dal fantasma di Gisella sia il regalo più bello che possano farmi.

Gisella Orrù, la ragazza del pozzo, sedici anni, scompare nella notte tra il 28 e il 29 giugno 1989 a Carbonia (Cagliari). Il cadavere viene ritrovato dieci giorni dopo in un pozzo nelle campagne di San Giovanni Suergiu. La ragazza è stata violentata, colpita alla testa e poi trapassata da un oggetto appuntito che le ha forato il cuore. Per il suo omicidio vengono arrestati e condannati a vent’anni due piccoli pregiudicati locali. In paese gira voce di un giro di prostitute minorenni in balia di potenti esponenti della classe dirigente e industriale di Carbonia: prima e dopo Gisella, tra misteriose sparizioni e inquietanti suicidi, scompaiono almeno altre tre ragazze. Le vittime si conoscevano tra di loro e provenivano da ambienti familiari disagiati.
Uno dei due condannati per la morte di Gisella si è suicidato in cella pochi giorni prima della scarcerazione; l’altro è sparito tre mesi dopo essere tornato in libertà.
Il 13 ottobre 1992
Telefono Giallo ha dedicato una puntata al caso.

Luca Carelli

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...