IL MASTICE NERO

Luca Marinelli, 1992, nasce in internet negli anni duemila. Senza essere troppo notato. Lo web a chiare lettere mette in evidenza la sua passione per la lettura non socialmente impegnata, per la musica non socialmente impegnata e per le scienze non socialmente impegnate. Si diletta a scrivere. È apparso per la prima volta su Verde nel maggio 2014.

Si dice che la mancanza d’uno dei cinque sensi favorisca lo sviluppo degli altri; chi convive con il buio eterno è un miglior uditore così come, d’altra parte, c’è la possibilità che l’uomo senza la capacità di convertire le vibrazioni sonore in segnali neuronali sia un fiutatore più raffinato. Non molti sanno, tuttavia, dell’esistenza di colui che, privo di ben quattro di essi, viveva nel mondo senza saperlo davvero, asfissiando ogni giorno in un’inevitabile abulia; egli non aveva pensieri, poiché l’esercizio mentale richiede stimoli percettivi sui quali esercitare; non si sapeva e non era in grado di distinguere il dentro dal fuori di lui, poiché sentiva tutto un oceano di urti convulsi e fugaci; urti e nulla più.

E così cresceva rinchiuso in una logora soffitta, recluso ai margini del paese, privo d’occhi, di bocca, d’orecchi e di naso, lui solo mani, mani che muovevano, mani che muovevano eppoi tastavano, e per uno strano scherzo di natura un’inutile legge di sopravvivenza lo portava a ingurgitare. E ingurgitava, e cresceva, e il nutrimento strappato alle mani della madre era il prezzo di detenzione della vita.

Non si sapeva neanche se fosse la madre, quella sua carceriera d’esistenza, in verità, quella tal vecchia strega che non aveva mai avuto neanche un marito, mai nessuno… E come avrebbe potuto pretendere, d’altronde, quella schiava di satana, quella meretrice demoniaca, che qualcuno di umano si avvicinasse a lei? Si raccontava che l’avesse trovato, quel diavolo d’un poppante, nel bosco, in una notte di luna piena, e che gli avesse mangiato gli occhi e tagliato la lingua bollendola in un calderone per un qualche sortilegio di magia nera, e che non paga ancora del mostro che aveva creato gli strappasse mezza libbra di pelle a ogni plenilunio, e avrebbe continuato a farlo fin quando neanche l’ombra d’un brandello di pelle avesse intaccato il candore delle sue ossa fragili di demonietto.

L’aveva visto Padre Jonathan, quando ancora aveva la forza di entrare nel covo della peccatrice, quando ancora aveva il coraggio di sguainare e brandire la sua fede per ferire Lucifero e tentare di scacciarlo via dalla megera; aveva giurato sulla bibbia che l’aveva visto, ed era un moccioso che veniva diritto dai gironi infernali. Oh, ci si può giurare! Con quella pelle lattescente, due abissi neri al posto degli occhi, le orecchie mozzate, la lingua tagliata terribilmente fino alla radice; e si dibatteva, quel figlio di satana, e correva a destra e a manca, e saltava, e agitava le braccia afferrando e mordendo tutto ciò che gli capitasse a tiro, come un malefico gatto idrofobo. I suoi capelli erano color della notte quand’essa è priva della luce della luna ed aveva ossa sporgenti e terribili unghie ricurve. Aveva giurato sulla Bibbia, Padre Jonathan, e sulla Bibbia non si giura se non si è persuasi.

Era tornato ancora una volta dalla vecchia strega che si era appressata la domenica precedente alla Pasqua, quella in cui si festeggia Gesù entrare a Gerusalemme; ebbene, quel buon figlio di Padre Jonathan, tutto dedito alla strada del Signore, non aveva trovato più nemmeno l’ombra del mostro. E la vecchia megera l’aveva allontanato, cosa che sarebbe sembrata strana se non avesse avuto nulla da nascondere; non v’era dubbio allora che quel piccolo diavolo fosse stato spolpato dalla strega, lei maledetta, priva di cuore!
Capitò, un giorno, parecchi anni dopo, che il diavolo decise di prender con se la vecchia megera, procurandogli un buon colpo di quelli che ti lasciano secchi stecchiti in pochi minuti; non potendola lasciare per strada a marcire vi si fece un bel falò dopo aver trovato un posto ben appartato oltre il bosco. Poche persone avevano presenziato, ma quelle persone non s’erano certo trattenute dallo sputare nel fuoco e bestemmiare, il diavolo e la megera. Dio sa se quello non fu il principio di tutti i mali; la stessa notte Joe il macellaio trovò brandelli della moglie Nora che tentavano di aprire la porta di casa. Ne uscì pazzo, il pover’uomo, a raccoglier le braccia staccate dal corpo ridotto a brandelli nel lago di sangue che imbruniva le scalette d’accesso alla dimora, a rinvenire il cranio martoriato, senza più occhi, senza più orecchie, senza più bocca, senza più naso; qualcuno vomitò la cena. Il sindaco raccomandò a tutti, la sera stessa, di rimanere chiusi nelle loro case; Padre Jonathan, armato della sola fede, brandendo un crocifisso argentato si gettò all’inseguimento della creatura.

Ne aveva seguito le tracce; così s’era dedotto quando l’avevano trovato fatto a pezzi al limitar del bosco, che tentava d’entrar nella selva armato della sola fede. Aveva il cranio staccato dal collo e privo di occhi, d’orecchie, di bocca e di naso, che stava nel mondo senza saperlo davvero.
L’aveva accompagnato il cacciatore, Will; egli era stato trovato poco più in là, dilaniato, con il cranio stroncato dal busto e privo di occhi, d’orecchie, di bocca e di naso, che stava nel mondo senza saperlo davvero.

Ora tutto era panico puro; e di giorno, e di notte, chi usciva di casa veniva fatto a pezzi, si diceva dall’ignobile creatura, e figurarsi se qualcuno avrebbe potuto far qualcosa se nemmeno Padre Jonathan o Will v’erano riusciti. Qualcuno maledisse la strega, ma nessuno tentò ancora. Si narra che nel paese vissero d’allora chiusi nelle dimore ed ognuno aveva la testa attaccata al collo con gli occhi, le orecchie, la bocca ed il naso, ma chiunque stava al mondo senza saperlo davvero.

Luca Marinelli

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