CASUAL FRIDAY #3: IL JET LAG DEL GIULLARE

Casual Friday è la rubrica di Verde nata per promuovere un nuovo reading code. Ogni settimana un racconto inedito di un autore diverso che cercherà di farvi ridere, divertirvi o semplicemente imbarazzarvi. Il terzo appuntamento è firmato da Andrea Frau. È venerdì, rilassati!

La Terra era sconvolta dalle guerre climatiche. Il grande terremoto provocato dalla potenza vincitrice segnò la fine del conflitto. Le maree non erano più in preda agli umori di una dea lunatica, ma azionate dall’uomo. Con un semplice pulsante si potevano alzare o abbassare le maree alla stessa maniera di un lettino d’ospedale. Era possibile attivare o disattivare scosse telluriche come la vibrazione di un cellulare, scatenare tsunami come bolle di Jacuzzi e azionare piogge monsoniche come irrigatori automatici in un cimitero. Dopo le catastrofi innaturali, un dio minuscolo scuoteva la palla di vetro e nelle zone colpite fioccavano gli psicofarmaci: la popolazione alzava la testa, spalancava la bocca e il panico svaniva, grazie agli aiuti umanitari calati dal cielo dal dio pietoso.

L’isola prima non era un’isola. Era collegata da una piccola lingua di terra alla madrepatria. Durante la guerra l’istmo si recise come un cordone ombelicale. L’inutile zolla venne eliminata nel Bar mitzvah geologico, e così l’isola divenne isola. Entrò nella maturità: autonoma dal tempo e dalla storia.

Il tempo era sfilacciato e shakerato, un dj sotto acido scratchava il piatto del tempo, il dio Crono vomitava per il jet lag. In questa terra vivevano sovrani eletti dalla rete e cavalieri con esoscheletri guidati tramite onde cerebrali, vassalli e feudatari ossessionati dalla flexsecurity e dal Jobs Act, dame gonfie di botox e giullari stand-up comedians, maghi e alchimisti tramandavano le loro conoscenze in tutorial su youtube: un’accozzaglia di personaggi multitasking con tunnel carpale da videogame e dipendenti da siti porno. Gli isolani erano succubi della tecnologia ma se ne vergognavano; utilizzavano gli apparecchi nell’oscurità dei loro nascondigli. Quei gesti meccanici erano considerati belluini e primitivi, come in alcune culture il mangiare.

Necro-comicus, il giullare in scooter, lo strimpellatore di monocordo elettrico, il cantastorie in leasing, lavorava per le ricche corti principesche italiane. Componeva chanson che celebravano le gesta eroiche dei padroni di turno, incensava il proprio committente e sbeffeggiava i suoi rivali con brani satirici. Necro-comicus eccelleva in una pratica: la divinazione delle interiora dei calcolatori elettronici. Vedeva il futuro nel riflesso delle scintillanti viscere metalliche, nelle sanguinanti interiora dei cyborg, nei microchip e nei transistor grondanti lubrificante. Aveva perfino previsto la sua morte.

La giullaressa Squirtana si esibiva con la sua scimmietta ammaestrata chiamata Papa. Con i suoi spettacoli allietava esclusivamente contadini e coltivatori di prodotti transgenici. Aveva sempre declinato le offerte dei ricchi signori e ormai aveva fama di donna triviale e dai facili costumi. Il solo modo che la povera gente aveva per reagire ai soprusi e ai balzelli dei sovrani era di chiederne l’impeachment segnalandoli su Facebook. I nobili e i signori feudali si lamentavano dell’anonimato della rete, sfogatoio popolare e cloaca maxima. Accusavano la giullaressa di sobillare il popolino, lucrando sulla frustrazione e sull’invidia sociale.

Necro-comicus scrisse una chanson per Squirtana. Affidò a un drone il suo messaggio d’amore. Il drone individuò la giullaressa, ma le cavò un occhio. Il giullare chiese dunque aiuto al suo signore. Il medico di corte soccorse la donna impiantandole un occhio bionico e all’interno inserì un GPS, una videocamera e un congegno letale azionabile a distanza. Il sovrano sospettava che Squirtana, con i suoi versi blasfemi, incoraggiasse le classi subalterne alla rivolta. Ora con un semplice clic avrebbe potuto formattarla o disattivarla per sempre.

In una riproduzione del Colosseo i gladiatori in sella a moto da cross si scontravano con cerbottane laser, archi con mirini elettronici e fionde con rilevatori di calore corporeo. Gli atleti erano criminali condannati a morte; chi vinceva aveva salva la vita. Dato il calo degli ascolti, la produzione decise di far combattere Necro-comicus. Se avesse vinto, Squirtana sarebbe stata liberata e il congegno letale estirpato. I gladiatori centauri si dimenavano sull’arena come scheletri a ritmo di una danza macabra remixata, consapevoli della loro mortalità. Ciclicamente la musica selezionata da Spotify lasciava spazio alla pubblicità. L’aldilà sarà una versione premium della vita terrena? si domandava Necro-comicus. Il giullare aveva previsto che quel giorno sarebbe stato disattivato.

Squirtana intanto si rifiutava d’essere salvata. Il cortocircuito temporale l’aveva rafforzata. La fanciulla aveva acquisito ancor più coscienza di sé. Quel giullare che l’aveva accecata non le piaceva per niente e così decise di esser artefice del proprio destino. Dopo molte ricerche trovò una formula magica nel suo kindle. La lesse a voce alta: «Klaatu, Barada, Nikto!» e il corso del tempo si normalizzò.

La tecnologia scomparve dal Basso Medioevo. Pochi minuti dopo iniziò il Rinascimento. Il Dio del tempo aveva smesso di tormentare i suoi lunghi capelli, i grovigli si erano sciolti. Il tempo si era riassestato, il naturale corso della storia ristabilito. Tutti i personaggi legati alla vecchia era furono accantonati in seguito all’obsolescenza programmata. Si muore per questo in fondo. Il produttore ci ha tarati così: mortali. La nostra dipartita lascia il passo ai nuovi modelli più agili.
Squirtana tornò a non aver voce. Necro-comicus morì. Il filo che lo legava alla vita si tagliò e, proprio come era accaduto all’isola, si staccò dalla realtà. Ritornò feto, si trasformò in origami a forma di cigno, volando via trasportato dal vento. Un vento naturale, non umano.

Andrea Frau

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