LA MALINCONOIA CI DIVIDERÀ DI NUOVO (2/2)

Seconda e ultima parte del racconto La malinconoia ci dividerà di nuovo, di Luca Carelli. La prima è stata pubblicata lunedì 22 giugno qui.

Non è stato facile ricominciare senza Romina, ma non è stato questo a spaventarmi. Io pensavo di poter stare lontano da lei ma non senza di lei. È stato questo a devastarmi. Romina non rispondeva al telefono, a volte potevo pure disturbare, ma lei non capiva che più non rispondeva più io richiamavo. È stato allora che ho cominciato a pensare di poter fare qualsiasi cosa, in tutti i sensi, dico. Non ero in grado di accettare che lei non volesse più parlarmi, ma loro volevano che io mi convincessi che fosse tutta una cosa dentro la mia testa. Prima la dottoressa con quelle domande, poi la mamma con i rimproveri, infine i carabinieri dopo che Romina ha raccontato che un pomeriggio a casa sua l’ho minacciata, picchiata e sequestrata. Avrebbe dovuto essere il nostro ultimo incontro, un modo per poterla dimenticare. Volevo sapere di lei e Pasquale, ma lei non credeva di dovermi delle spiegazioni e invece di rassicurarmi si è chiusa in quel silenzio che mi ha costretto a spaccare tutto. E dare le testate al muro. E dirle che la uccidevo. E staccare i fili del telefono. Cercavo solo un modo decente di mettere un punto alla nostra storia e chiudere il cerchio. Ma lei aveva già chiamato i carabinieri.

Non è stato facile ricominciare senza Romina, ma non è stato questo a spaventarmi. Io pensavo di poter stare lontano da lei ma non senza di lei. Romina mi ha preso in giro con una violenza spaventosa. Ha giocato con i miei sentimenti, ma mi ha permesso di scoprire la sua vera natura. Se mi concentro ancora oggi riesco a immaginare quello che pensa, cosa sta facendo e il modo in cui mente a se stessa. Mi ha dipinto come una persona violenta e pericolosa, costringendomi ad andare via dal paese. Ad aiutarmi è stato il fatto di avere una dignità e qui è stato facilissimo ricominciare. D’altronde le risorse non mi mancano.

Mentre su xvideos le milf diventano mature, le granny morivano e le teen si diplomavano, io sperimentavo il sollievo degli sguardi e dei sorrisi comunicanti. All’inizio cercavo Romina in ogni vólto che incrociavo. Lei era negli occhi in cui mi perdevo, nelle facce di cui mi innamoravo, nella pelle che annusavo sui tram e mi regalava un conforto mai provato prima. Ogni volta che per strada riuscivo a stabilire un contatto visivo, ricevevo in cambio sorrisi unici e speciali. Ho impiegato molto tempo per capire che in realtà non c’era niente di personale. È stato triste accorgersi che si trattava soltanto di una formalità: ecco allora che ritrovavo Romina ovunque e in chiunque. Non sarebbe mai finita. Lo sapevo.

Ho trovato subito lavoro in una pizzeria vicino all’università. È un ottimo impiego che mi permette di incontrare persone piacevoli e interessanti. Tra di loro non posso non menzionare Angelo Palermi. Angelo è uno studente universitario simpatico e cortese e devo dire molto gradevole. Viene qui dal lunedì al venerdì dalle 13:15 alle 13:45 circa, e il sabato dalle 12:55 alle 13:30, minuto più minuto meno. La domenica non si vede mai, anche le volte in cui siamo aperti. Angelo saluta tutti e poi ordina due supplì bollenti, un trancio di pizza con le patate e uno con radicchio e gorgonzola, entrambi gli angoli possibilmente i più bruciati. Gettoni per le bibite non ne chiede perché da quello che ho capito non beve Coca-Cola e non compra acqua imbottigliata. Me ne sfugge ancora la ragione, ma devo dire che, considerando il fatto che proprio di fronte alla pizzeria c’è una fontana, neanche io la comprerei.

Lavoro quasi ogni giorno dalle 11 alle 20. La giornata passa rapida e serena e non mi pesa affatto. Il momento che preferisco è a ora di pranzo, dalle 13 alle 14 circa. È il frangente in cui si lavora di più ma è il più piacevole perché c’è sempre tanta gente interessante e gradevole. La persona che più di tutte ha colpito la mia immaginazione è Angelo Gabriele Palermi. 28 anni, suona il basso nei Vaffanculo Youth, studia Lettere contemporanee e sta scrivendo una tesi che si intitola La vita sentimentale dei divi del cinema nella letteratura d’evasione del ventennio fascista. Dovrebbe consegnarla entro l’estate, ma il suo relatore ha avanzato delle riserve sui capitoli quattro e cinque. Il suo numero di cellulare Samsung Neo S3 è 347 91 07 543.

Angelo è quel tipo di ragazzo ben piazzato che calza 43 e indossa le Vans, ma non le Slip-On. Le punte dei suoi capelli sono schiarite dal sole, sebbene passi la maggior parte del tempo all’ombra e preferisca uscire di notte. Un lunedì ha dimenticato il libretto universitario sul bancone: ho potuto leggere il suo nome, cercarlo su facebook e dare uno sguardo alle sue foto. Per fargli capire che sono io ho deciso di scrivergli una lettera e di fargli un ritratto. Dovrà essere talmente bello da costringerlo ad appenderlo sulla porta della sua camera. Vorrei farglielo dal vivo ma è da escludere mentre lavoro. Ho scelto la foto in cui indossa il pantalone grigio con la piega e le Hemmingway Teddy marroni. È la foto in cui Angelo mi fa quasi impazzire. Non posso escludere che impazzirei se non fossi in grado di controllarmi. So già tutto di Angelo. Il mio interesse per lui cresce, ma non so bene cosa scrivergli. Cerco ispirazione sulla sua bacheca, mentre aspetto la notifica dell’amicizia.

Ha postato un video. Deve essere il suo brano preferito. Scorro il suo diario e scopro che lo condivide quasi ogni giorno. Il titolo dice tutto e credo che questa canzone meravigliosa sia dedicata a me. Mi viene da piangere, ma non ho più dubbi. Neanche uno.

Caro Angelo,
a volte la monotonia si fa sentire con forza, le ambizioni svaniscono, il risentimento viene prima di tutto e noi cambiamo le nostre abitudini prendendo strade diverse. È allora che l’amore ci dividerà di nuovo. Questa camera da letto è così fredda perché tu sei girato dalla tua parte e io come al solito ho sbagliato i tempi, prosciugando il nostro rispetto reciproco. O forse, più semplicemente, ti ho dato troppo amore che hai distrutto sorridendo di rancore. E mi hai anche fatto fare a pugni con il mio migliore amico! Ora mentre vado a fondo tu mi dici sorridendo che ne hai abbastanza. Bella stronza! Mi verrebbe di strapparti quei vestiti da puttana e tenerti a gambe aperte finché viene domattina, ma di questo nostro amore così tenero e pulito non mi resterebbe altro che un lunghissimo minuto di violenza. E allora sai che c’è? Ti saluto perché quella notte hai chiamato la volante e volevi farmi mettere in manette solo perché avevo perso la pazienza, la speranza, sì stronza! Eppure c’è ancora quel fascino che abbiamo mantenuto vivo, nonostante l’amore ci dividerà di nuovo e ti farà piangere nel sonno, mentre io esporrò i miei fallimenti. Ti prego di assaggiare questo sapore che ho in bocca e che sa di disperazione che si fa strada. Forse è il caso di ammettere che qualcosa di così bello non può più continuare e di sicuro ci dividerà di nuovo, ma io mi accontento come un cane degli avanzi e allora esci dai tuoi pantaloni! Ti ricordi di quei nostri attacchi improvvisi di sesso e tenerezza? dio ti ha fatto bello come un ramo di ciliegio, è per questo che non puoi amarmi? Ma io ti amo. E allora scappiamo insieme. Non lo senti questo mondo come puzza?

Mamma mi telefona per chiedermi perché non torno a casa e cosa faccio qui da solo e che cazzo mamma sei sempre pronta a rovinarmi le giornate tu, eh? Che cazzo vuoi sapere, se ho comprato le scarpe nuove? Sì mamma le ho comprate! Se i pantaloni grigi con la piega mi stanno bene? Sì mamma, mi stanno bene! Se torno al paese? No mamma, non ci torno! Che devo fare al paese con te, lo vuoi capire che non posso più tornare? Il giardiniere non lo voglio fare, Angelo non lo posso lasciare, al tuo funerale non ci voglio venire, devo andare a fare la spesa, devo comprare i fusilli e le zucchine e la panna e i gamberetti e il vino bianco e la carta igienica, devo andare da Angelo e fargli una sorpresa, sgocciolerà per me, rosa dolce trasparente scongelato bellissimo, mamma basta telefonate, ho 42 anni!

FINE la prima parte è stata pubblicata lunedì 22 giugno qui.

Luca Carelli

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