CASUAL FRIDAY #2: LA NOTTE CHE MARTA RUPPE L’IMENE

Casual Friday è la rubrica di Verde nata per promuovere un nuovo reading code. Ogni settimana un racconto inedito di un autore diverso che cercherà di farvi ridere, divertirvi o semplicemente imbarazzarvi. Tocca a Filippo Santaniello. È venerdì, rilassati!

Filippo Santaniello è autore e sceneggiatore. Nel 2002 si diploma in sceneggiatura alla NUCT di Roma e si laurea alla Sapienza in Letteratura, Musica e Spettacolo. Suoi racconti sono stati pubblicati su riviste e antologie. Scrive per il cinema.
Ha esordito su Verde nel maggio 2014 con il racconto Il Mago.

Domani Marta non sarà più vergine. I suoi partono e Daniele dormirà da lei. Non vede l’ora. Nella sua classe è l’unica a non averlo ancora fatto. Adesso che è da poco passata la mezzanotte e la casa è silenziosa, Marta dorme nella sua camera tappezzata di poster di Twilight, mentre nella stanza affianco i genitori riposano in vista della partenza. Dal sorriso che le addolcisce le labbra si direbbe che stia sognando qualcosa di delizioso, forse il corpo di Daniele sul suo, o quello di Robert Pattinson il cui viso spicca sopra la testata del letto.

Fuori è caldo, dalla finestra aperta non entra un filo d’aria. All’improvviso, però, un pipistrello s’intrufola nella stanza e inizia a svolazzare col naso fremente nell’oscurità. Dopo un ultimo volteggio, l’animale si trasforma in umana e nuda creatura dai lunghi capelli neri. Guarda il letto e capisce di essere capitato nella camera giusta. Che fighetta… Lo hanno sempre eccitato le teen. Il cazzo già gli tira.

Si avvicina al letto con cautela. Il viso di Marta è rilassato e sotto la camicia da notte le tette salgono e scendono a ritmo del respiro. A occhio e croce, ipotizza il vampiro, non deve avere più di quattordici anni. Spera di non sbagliarsi perché l’ultima volta che ha morso una ragazza così giovane ha avuto bruciori per una settimana. È vero che per colpa degli stupidi romanzi che vanno di moda oggi le adolescenti sono ingenue riguardo alla reale natura dei vampiri, ma hanno il vizio di darla al primo che passa e il loro sangue corrotto finirà per ucciderlo. Però ha fame. Sono anni che non ce l’ha così duro. Sposta i capelli dal collo di Marta e affonda i canini. La ragazza inarca la schiena e spalanca la bocca senza produrre alcun suono. Non sa che è permesso gridare quando si gode.

Il vampiro eiacula schizzandole una guancia. Il sangue della ragazza è così puro che non potrebbe chiederne di migliore e capisce subito di essersi imbattuto in una vergine Clarsang, esemplare rarissimo ai giorni nostri. Mordere una Clarsang non è come cibarsi di una preda qualsiasi e le precauzioni da prendere sono molteplici. Deve trattenersi dal vampirizzarla perché se la ragazza iniziasse a nutrirsi di sangue umano di scarsa qualità, egli non potrebbe più beneficiare della sua linfa, e non può permettersi di dissanguarla o la indebolirebbe provocando i sospetti dei familiari. Quindi deve rispettare una suzione sanguigna che non superi i 400 millilitri al giorno. Oltretutto, avendo morso una Clarsang, la sua esistenza è subordinata alla ragazza. Il primo morso sancisce un legame indissolubile per il quale, se il vampiro mordesse un’altra vittima o Marta fosse deflorata, egli morirebbe all’istante.

«È tutto chiaro?» domanda il vampiro a Marta dopo averle fatto lo spiegone sotto lo sguardo tenebroso di Robert Pattinson. Marta è dubbiosa. Con la mano si leva lo sperma dalla faccia e si passa le dita sul collo dov’è rimasto un rivoletto di sangue. «Aspetta un attimo» esclama ripensando all’appuntamento con Daniele. «Stai dicendo che non puoi vampirizzarmi e devo restare vergine per la tua sopravvivenza?» «Esatto» risponde gelido il vampiro. Marta scende dal letto e gli lancia un’occhiataccia. «Sei scemo? Non potevi dirmelo prima?» Il vampiro è confuso e le chiede dove sta andando. Marta non risponde. Esce dalla camera, entra in bagno e si esamina il collo davanti allo specchio.

Ci mancava il vampiro, pensa sciacquandosi. Quindi dovrei restare vergine per lui che non può nemmeno trasformarmi in una creatura della notte come Isabella Swan? Col cazzo! Guardandosi negli occhi, Marta decide di risolvere il problema seduta stante. Si accomoda sul wc, abbassa le mutandine e senza starci troppo a pensare s’infila due dita nella vagina. Mentre spinge ricorda d’aver letto che la parola deflorazione ha origini latine e significa privare del fiore della verginità, che in quel momento sembra attaccato al gambo d’un carciofo, tant’è duro da recidere. Oltretutto, riflette, se la membrana non si è rotta quando Daniele le ha fatto un ditalino come può violarla lei che ha le dita più corte?

Con l’ansia che il vampiro entri da un momento all’altro, passa in rassegna gli oggetti a disposizione. Tra creme Nivea e deodoranti Breeze, gli unici adatti allo scopo sembrano essere una spazzola e i Tampax di sua madre. Sceglie la spazzola perché ha il manico bello lungo. Apre meglio le gambe, punta la spazzola contro il bersaglio, trattiene il respiro e… qualcuno bussa alla porta. Si paralizza.

«Chi è?» «Tutto bene?» La voce del vampiro arriva smorzata dal corridoio. Marta deglutisce. «Arrivo, aspettami in camera.»

Resta immobile finché non sente il rumore della porta della stanza che si chiude. Attende ancora qualche secondo e finalmente infila un pezzo di manico. Non fa male. Credeva peggio. E inizia addirittura a provare piacere quando, una volta rotto l’imene, la casa è scossa da un grido proveniente dalla camera da letto. La spazzola cade macchiando il pavimento. Marta la raccoglie, la sciacqua nel bidet, pulisce per terra con un pezzo di carta igienica e si lava. Poi, mentre un incendio le avvampa tra le gambe, esce dal bagno sperando che i suoi non si siano svegliati. Invece eccoli lì, sbigottiti sulla soglia della sua stanza.

Il letto dove il vampiro si è liquefatto è ricoperto da uno strato di poltiglia maleodorante color caffelatte, come se qualcuno ci avesse vomitato. È macchiato anche il poster di Robert Pattinson. Il padre di Marta si tappa la bocca e corre in bagno vomitando tra le dita. La madre, cercando di restare calma, guarda la figlia e le chiede: «Amore, è stata la cena?»


Filippo Santaniello

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