IL PROBLEMA DI MIO NONNO

Verde 24, maggio 2014

Verde 24, maggio 2014 (In copertina: Nando Adiletta, Priestess)

Jacopo Marocco è nato nel 1985 ed è cresciuto in un posto chiamato Malfondo. Si definisce uno scrittore di fama paesana, nel senso che nel suo quartiere lo conoscono (quasi) tutti. Ha iniziato a scrivere racconti diverso tempo fa (ma giura che sta cercando di smettere) su MySpace, per poi passare qui.
Jacopo ha iniziato a collaborare con noi nel 2011 (quando Verde non era ancora Verde).
Il problema di mio nonno (già vincitore del concorso Parole Contate) è stato pubblicato nel numero 24 (maggio 2014, copertina e illustrazioni di Nando Adiletta, con Luca Marinelli, Sergio Peter, Filippo Santaniello, Luca Antonini, Filippo Parodi). Suoi racconti sono apparsi anche nel numero zero e nel 12.
Da quest’anno potete leggere le sue cose anche su VitaminaZero.

«Prima della malattia non mi era mai passato per la testa di andare a puttane» così mi ha detto mio nonno. Poi è arrivata quella maledetta cancrena alla gamba sinistra.
«Bisogna amputarla» disse il medico senza tanti giri di parole. E amputarono. «La prima volta che ho visto quel moncone che arrivava poco più giù dell’inguine, ho vomitato. Tutto addosso al dottore!» così mi ha detto mio nonno. Da un giorno all’altro si è ritrovato con una gamba sola. E solo – mia nonna se n’era andata da qualche anno ormai. Era scappata con un vecchio pittore francese.
«Tua nonna ha sempre amato la pittura, le vernici, ma soprattutto i pennelli» così mi ha detto mio nonno.
Il dolore all’inizio è stato tanto. Per la gamba, non per la nonna. Nemmeno la notte trovava pace: faceva sempre sogni in cui aveva ancora la gamba.
«Erano così reali che mi svegliavo per andare a pisciare e cadevo: scendevo sempre con la gamba sinistra, convinto di averla ancora» così mi ha detto mio nonno.

Quando il dolore è passato, a mente lucida, si è accorto di una cosa. Una cosa strana per uno di novant’anni. In principio ha pensato fosse l’effetto dei farmaci. Ma i medici lo hanno escluso. Poi a qualche disfunzione organica, ma i medici hanno escluso pure quelle. Ha fatto decine di esami, ma i medici hanno escluso tutto quello che c’era da escludere. Allora si è rivolto a una vecchia del paese, una mezza maga. Una che fa malocchi, fatture e cose simili. «Quando sono entrato, la strega mi ha fatto: “Qual è il tuo problema?” e io: “Non sei una maga? Non dovresti già saperlo?” Reggendomi con le stampelle mi sono slacciato i pantaloni e le ho tirato fuori il mio problema» così mi ha detto mio nonno.
La maga è quasi svenuta. Quando si è ripresa ha detto a mio nonno che, secondo lei, il sangue che prima circolava nella gamba ha trovato come unico sfogo il suo uccello. Secondo la maga è un eccesso di sangue nel corpo a provocargli quell’incredibile e perpetua erezione.

Con quel vistoso rigonfiamento nei pantaloni, per mio nonno è diventato imbarazzante fare qualsiasi cosa. Il fatto di essere senza una gamba è passato in secondo piano. Come soluzione ha anche provato ad attaccarsi il pene alla gamba rimasta con del nastro adesivo, ma la situazione non è migliorata.
«Gli altri mi dicono che sono fortunato, ma solo io so quanto soffro: addormentarsi a pancia in giù, a pancia in su, stare seduto, pisciare, qualsiasi cosa è insopportabile con questo affare così grosso e duro nelle mutande» così mi ha detto mio nonno.
Ha provato di tutto per avere un po’ di tregua. Ha preso di nuovo a fumare. Ha ricominciato a bere. Da quando ha saputo che i cellulari causano danni al sistema riproduttivo ne tiene sempre uno in tasca. Qualsiasi cosa possa provocare una disfunzione.
Ora è convinto che se riuscisse a raggiungere un orgasmo riuscirebbe ad avere un fisiologico momento di pace. Ne è certo. Ha provato a masturbarsi, ma l’artrosi non gli permette una buona mobilità del polso, e dopo pochi tentativi ha lasciato perdere.
«Ci ho provato anche al centro anziani, ma nessuna vuole sbattersi un vecchio monco come me. Devo scopare però. È per questo che ho deciso di andare con una puttana» così mi ha detto mio nonno.

p.14-15 VERDE 24

Ora è convinto che se riuscisse a raggiungere un orgasmo riuscirebbe ad avere un fisiologico momento di pace. Ne è certo.

Siamo in macchina, io e lui. Carichiamo una ragazza. Dice di essere moldava. Avrà una trentina di anni. Dice che non vuole fare cose strane. Non vuole che il vecchio ci guardi mentre io e lei scopiamo. Le spiego che non deve fare nulla di strano. Le dico che non è con me che deve fare sesso, ma con mio nonno. Lei ride. Io scendo dalla macchina.
Prendo in braccio mio nonno e lo adagio sul sedile posteriore. Sembra un bambino. Mi allontano di una trentina di metri. Mi siedo al margine di questa stradina di campagna. Ora mio nonno e il suo problema sono soli con la ragazza moldava. Io aspetto.

Lo sportello della macchina si apre. Scende la ragazza. È nuda. Le vado incontro.
«Tuo nonno! Tuo nonno!» urla la ragazza. «Sta male!»
Corro verso la macchina. C’è mio nonno. Nudo. Lo chiamo, ma non risponde. Ha gli occhi sbarrati.
Appoggio un orecchio sul suo petto: il cuore è fermo. Non respira. Tento una specie di massaggio cardiaco. Inutile. Se dovessi usare una parola sarebbe: morto. Come nei film, con l’indice e il pollice gli chiudo le palpebre. Guardo in basso: il suo enorme problema non c’è più. Il suo uccello si è finalmente acquietato, è moscio come dovrebbe essere l’uccello di uno della sua età. Rimango un attimo a guardare quel mucchietto di pelle raggrinzita. Qualcosa non mi torna. Al buio sembra esserci qualcosa in più. Non posso crederci. Non può essere vero. La tocco. È lì.

Se dovessi usare una parola sarebbe: gamba. Se ne dovessi usare un’altra sarebbe: ricresciuta. Guardo la faccia di mio nonno. Sul suo viso regna uno stupendo sorriso. Se dovessi usare una parola sarebbe: soddisfatto. Se ne dovessi usare un’altra sarebbe: beato.

Jacopo Marocco

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