SETTANTACINQUEPERCENTO

p.1 VERDE 13

Verde 13, giugno 2013 (In copertina: Emera, Il volto della notte)

S.H. Palmer, chi era costei? Già nel 2012 c’è chi cerca di scoprirlo. La prima biografia non autorizzata dell’autrice recita:

Nata a Brentwood il 3 febbraio 1971, S.H. Palmer è la più giovane e significativa esponente dei Distruzionisti, oscura avanguardia romana di fine anni Ottanta, nata in seno agli ambienti di estrema destra della capitale, dove Palmer si era trasferita nel 1985. Poetessa, narratrice, autrice di numerosi testi teatrali e di romanzi dai temi controversi (su tutti Apocalyptical Marshmellow Crunchers), dopo aver a lungo lottato contro una insidiosa depressione post-disintossicazione, muore a San Severo il 27 dicembre del 2004, a soli 33 anni.

Negli anni altre biografie sono seguite, più coerenti con i canoni narcisistici dello scrittore medio, assicura l’autrice. Noi sappiamo soltanto che Palmer è tra le fondatrici di Verde e che sulle nostre pagine ha scritto racconti e ha curato per due anni (anzi tre) la rubrica Blitzrecenzion.
Adesso S.H. (a proposito: per cortesia, basta chiedercelo, non sta né per Sherlock Holmes
no, la soluzione settepercento non c’entra un cavolo – né per il Saluto alla Vittoria, che per quanto ne sappiamo è tra le altre cose un reato punibile fino a tre anni di reclusione, perlomeno in Germania) ci fa sapere che dopo gli smottamenti generali di vita ha maturato una certa noia mista a delusione nei confronti della società e del mondo editoriale. In questo momento, dice, è impegnata a scoprire se esiste ancora qualcosa che non la annoi.
Probabilmente è un modo elegante per farci sapere che non rivedremo mai più le nostre amate Blitzrecenzion qui sul blog. Un motivo in più per rileggere
Settantacinquepercento, apparso per la prima volta nel numero 13 di Verde (copertina e illustrazioni di Emera, con Raffaele Guida, Patrizia Pesaresi, Alda Teodorani, Simone Lucciola, Luca Carelli).

Ogni cosa è fatta di pezzi. Parti connesse, incastrate o solo accostate tra loro. Percentuali di sé e del resto del mondo che si intersecano per creare qualcosa di unico. Una riflessione numerica, non da me, probabilmente. Flettersi e riflettere: la cura di ogni male a metà tra yoga e ripensamenti. Il settantacinque percento di tutto quello che abbiamo non ci appartiene sul serio. Chiedere il settantacinque percento a qualcuno significa privarlo del suo contatto con il mondo.

La considerazione – puramente speculativa – mi porterebbe a saperne di più sul significato del numero. Si dice in giro che settantacinque non porti male. Lo spirito è confuso e ha bisogno di analizzare tutto. Ogni pezzo, ogni frammento. Scomponendo il numero, l’essenza della coscienza rivela la strada attraverso la porta che dal profondo del sé conduce a un bagaglio di occultismo e interiorità, perdendo di vista il tutto, la foresta a beneficio di ogni singolo albero.

Scompongo settantacinque in sette e cinque, ottenendo due rune. Sommo sette e cinque per ottenere dodici e infine ancora uno e due che insieme fanno tre. L’arcano maggiore numero tre è l’Imperatrice. Gebo e Raido sono i simboli runici della maîtresse. L’azione immediata, la decisione il viaggio. Con auspicio buono per la padrona del suo destino.

Da neonati siamo fatti per il 75% di acqua, che si asciuga con il tempo crescendo in una terra – la mia – bruciata dal sole. Mongoloid she was a mongloid le percentuali mi sfiniscono di domenica pomeriggio. I dati sono troppi, quante sono le guardie svizzere. «Lo sai che son 75 le guardie svizzere»: c’è chi ha tentato di fare colpo così su di me. Non ci ho creduto, però ci ho pensato.

Non è più un ciclico ricominciare. Si ricomincia sempre da un punto diverso. La credenza e la noncuranza hanno fatto pace, sotto una cascata di risate e di aria fresca. 75% è quello che probabilmente spetta. Ciò che spetta di diritto e che ci viene sottratto dalla realtà quotidiana. Tutti vorremmo essere belli, ricchi e intelligenti, ma se possiedi soltanto una di queste qualità, ecco le altre tirarsi indietro cavallerescamente. Senza contare lo stupro intellettuale, la schiavitù. La kabbalah ci insegna a guardare oltre; una volta in tasca ho tenuto per mesi un taglierino. Aspettavo con ansia il momento in cui il velo di Maya sarebbe stato così spesso da oscurarmi i sensi e la coscienza. Quando avvenne non ero pronta: mi sono lasciata trasportare dalle apparenze, sebbene sotto punti di vista e dentro canoni diversi. Dopo un paio d’anni, frugandomi dentro con gli occhi semichiusi, ho ritrovato la forza di prendere la lama e tagliarmi in due.

Sforzi e cambiamenti, decisioni e patteggiamenti. Il numero corrisponde anche all’essenza. Di tre.

p.10-11 VERDE 13

Tutti erano in lacrime e si battevano il petto dal dolore, ma egli disse: «Non piangete! La ragazza non è morta, sta soltanto dormendo!» Queste parole sollevarono amara derisione, perché tutti sapevano che era morta. Allora Gesù la prese per la mano e le disse: «Alzati ragazza!» In quel momento la vita tornò in lei, e subito ella si alzo. «Datele qualcosa da mangiare!» (Luca 8, 51-55)

Non cadere più, come Dante durante l’infinita passeggiata tra le cantiche. E il fervore – della storia e dei frammenti – non può ferire, non riesce a scalfire.

Ricordo qualcosa circa il fluire dell’essere e del tempo: non sei più la stessa. Non sei più uguale e te stesso. Come Paganini, senza ripetersi mai. Ogni sette anni (e ci forzo cinque mesi per condizione) ci si trova di fronte al sé biologicamente rigenerato. Ogni cellula ciclicamente è diversa. In quest’ottica il concetto di cambiamento assume altri toni, più astrattamente pratici. È quindi assolutamente nella norma che da bambina amassi qualcosa che ora odio: al di là dell’esperienza.

Volevo disegnarmi addosso tutto il mazzo di Thoth, ma a parte un paio di concetti non l’ho mai fatto. È l’archetipo che comanda il mondo, non tutti lo hanno compreso. Guardare il fuoco, per quanto possa dividere le categorie razionali e non, è inevitabile. Ovunque e con chiunque. Una lista infinita di nulla e di sempre che attanagliano i nostri sapori odori ed esistenze al 75%.

La percentuale perfetta per ricredersi e cominciare di nuovo a cercare tra i pezzi – i tasselli mancanti al ricongiungimento con il sé dei primordi.

S.H. Palmer

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